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ELLY SCHLEIN SEGRETARIO PD NAZIONALE

Quando editore e autrice del libro, oggi tra i finalisti del Premio Strega, hanno scelto il titolo “Dalla stessa parte mi troverai”, si spera non volessero riferirsi a quella degli assassini. Perché l’opera di Valentina Mira offre ai lettori una narrazione curiosamente giustificazionista, rispetto ad un atto di terrorismo, quale quello di Acca Larenzia, dove alcuni militanti di gruppi della sinistra armata, assaltarono la sede del Movimento Sociale Italiano nel quartiere Tuscolano di Roma, uccidendo due giovani militanti, mentre un terzo morirà successivamente. Una narrazione che fa emergere l’inquietante sottotesto, molto in voga negli anni ’70, per cui: “uccidere un fascista non è reato”.

Un sottotesto che trova ospitalità nei cuori e nelle menti di molti esponenti di quella che oggi chiameremmo sinistra radical chic. Gente che non ama sporcarsi le mani di sangue imbracciando un Kalashnikov – infondo la vita del terrorista in clandestinità è dura – molto più a suo agio nei salotti televisivi e nei quartieri del jet set, al massimo per darsi un tono si va a fare un selfie in qualche centro sociale.

E’ il caso di Christian Raimo che in diretta tv su La7, quando riferendosi alla vicenda di Ilaria Salis ha dichiarato: “Cosa si deve fare con i neonazisti? Per me bisogna picchiarli. Ha fatto bene”. Così come la Prof.ssa Di Cesare quando scrive che “la tua rivoluzione è stata anche la mia”, in riferimento alla brigatista mai pentita Balzerani, di cui già ci siamo occupati su queste pagine.

Accanto a siffatti personaggi si staglia un sottobosco, molto meno acculturato, fatto di ragazzotti e sfaccendati di vario conio, che ha capito di poter trovare i propri cinque minuti di “gloria” occupando un’Università in nome dell’antisionismo, un termine accettato che in realtà nasconde un neanche troppo latente antisemitismo, oppure si ritrova per impedire la presentazione di un libro di un autore sgradito.

Una realtà limacciosa che è sempre esistita, in letargo quando a governare è la sinistra, che riemerge in tutta la sua carica rivoluzionaria quando gli elettori scelgono la destra. Ecco perché oggi ci troviamo davanti a gesti ed esternazioni così plateali, oseremmo dire senza vergogna. Perché mentre la sinistra ufficiale vive una profonda crisi di identità, quel mondo tenta di rappresentarsi attraverso i suoi “istinti primordiali”, cercando di occupare lo spazio politico dell’opposizione, con una piattaforma estremista e violenta.

Davanti a tutto questo il Partito Democratico ha due strade: marcare un solco insuperabile tra se e certe culture, memore del suo essere un partito di governo anche quando è all’opposizione, oppure flirtare con certi ambienti, magari dando loro ospitalità nelle liste, presumendo di poter gestire i processi cavalcando l’onda, in attesa di qualche idea migliore.

La seconda ipotesi sembra quella preferita da Ely Schlein, guardando la ricerca spasmodica delle figurine con cui riempire l’album delle europee. Una scelta sconsiderata e pericolosa per due ragioni. In prima battuta perché se pure fossero utili al consenso in funzione della conta interna, presenteranno il conto, e sarà salato da pagare, tanto da non bastare più le prebende che solitamente si distribuiscono con qualche Sindaco amico, un po’ alla chetichella, per anestetizzarli. In seconda, ben più grave, sarà l’aver sdoganato la violenza come strumento, più o meno verbale, di lotta politica. Una cosa che i dirigenti più avveduti del Partito Comunista Italiano si sono sempre ben guardati dal fare. Una cosa che questi loro nipotini senza storia e senza radici, non sembrano proprio capire.