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MAURIZIO LANDINI SEGRETARIO DELLA CGIL GIANFRANCO PAGLIARULO PRESIDENTE NAZIONALE ANPI

Ebbene sì, ahinoi tutti sapevamo che sarebbe giunto questo momento: il 25 aprile si sta avvicinando, e con esso le ricorrenti, stucchevoli, fastidiose e, permetteteci, prive di acume rivendicazioni di esclusività da parte della sinistra di questa celebrazione nazionale.

È noto alle cronache ormai da anni che la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo siano legittimati a festeggiarla solamente i nostri cari radical-rossi, i quali ideologizzano un anniversario che, secondo la loro ottusa visione, coloro che appartengono alla compagine di destra non possono celebrare, poiché pericolosi discendenti del fascismo e, dunque, amanti dell’idea dell'”Uomo solo al potere”, pensieri totalmente in collisione con i valori di antifascismo del 25 Aprile.

Già, il dibattito politico da parte della sinistra, durante questo periodo dell’anno, e non solo, si riduce a questo. Nulla di cui stupirsi. Eppure, i pacifisti seguaci di Gramsci hanno già creato polemica. Lo slogan scelto quest’anno dall’Anpi di Milano, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, infatti, ha destato non poche perplessità: “Cessate il fuoco ovunque”, una frase che ha innestato la furiosa e immediata reazione delle Comunità ucraine e ebraiche, le quali sembrano non intenzionate a partecipare al consueto corteo.

“Se avessimo chiesto ai partigiani o agli alleati il cessate il fuoco durante la seconda guerra mondiale, oggi avremmo un’Italia diversa”, ha dichiarato Kateryna Sadilova, membro della comunità ucraina milanese posta in netta contrapposizione all’Anpi. Lo slogan scelto dall’Anpi, infatti, ha generato un certo sdegno, poiché: “Mette sullo stesso piano invasore e invaso”, ha continuato la Sadilova, precisando che vi erano state altre proposte che rendessero più chiaro il ruolo dell’aggressore e dell’aggredito, ma l’irremovibilità dell’Anpi è stata totale.

“Cessate il fuoco ovunque non è sinonimo di una pace giusta, ma di una pace vigliacca, che non vede ciò che fanno gli aggressori. La parola pace è sempre bella, ma bisogna vedere cosa c’è dietro”, ha concluso la Sadilova. Le critiche giungono sferzanti anche dalla Comunità ebraica :«Gli accordi tra noi e Anpi erano chiarissimi. “Cessate il fuoco” e “liberazione degli ostaggi” vanno portati avanti insieme», ha sottolineato Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano. «Cosa sta succedendo nell’Anpi? C’è
un problema a ricordare 133 civili ebrei, donne e bambini compresi, che sono in mano a degli stupratori e degli assassini?» conclude Romano.

Nessuna risposta è pervenuta dai vertici dell’Anpi, ma ciò non ci stupisce, la sinistra ci ha abituati ai suoi silenzi assordanti su questioni di considerevole importanza, allo stesso modo a cui ci ha abituati al loro starnazzare inutile su sterili polemiche. I pacifisti rossi non appaiano poi così “pacifici”.