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ECOFIN CONSIGLIO ECONOMIA E FINANZA UE UNIONE EUROPEA

Mercoledì 10 aprile è stata approvata, durante una sessione plenaria a Bruxelles brevemente interrotta dalle proteste degli attivisti pro-immigrazione, la vasta riforma della politica migratoria europea, frutto di un difficile compromesso su un tema che da anni alimenta tensioni e polemiche tra i 27 paesi dell’Unione.

Il Parlamento Europeo ha quindi votato a favore dei dieci testi che compongono il “Patto su migrazione e asilo”, passato per una manciata di voti. Il PPE esulta e la definisce una “giornata storica” con la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, che ha ribadito: “è la UE che decide chi entra, non i trafficanti”.

In Italia invece i partiti della maggioranza che compone il governo Meloni, divisi in Europa tra tre gruppi diversi – uno di maggioranza ed due di opposizione – si dividono. La Lega con tutto il gruppo ID ha votato contro, Forza Italia invece ha approvato e Fratelli D’Italia solo su alcune parti non era d’accordo ma il resto ha votato a favore. Nicola Procaccini e Carlo fidanza di FDi sottolineano essere “l’inizio di un lavoro che si spera verrà completato nella prossima legislatura”.

In totale gli accordi riguardano dieci proposte di legge (che dovranno essere attuate tramite il voto in Consiglio europeo a fine aprile. Il patto introduce norme più severe sull’accoglienza dei migranti provenienti dai paesi considerati “sicuri”. Per queste persone sono aumentati i criteri per ricevere protezione internazionale e al medesimo tempo aumentati i mezzi che, se utilizzati, permettono la loro espulsione dal territorio europeo.

Sono introdotte delle nuove misure che prevedono un meccanismo limitato di trasferimento dei richiedenti asilo dai paesi di arrivo. E, quando il paese di primo approdo si dichiara “sotto pressione”, si attivano tre opzioni per gli altri paesi europei (dove non arrivano direttamente i migranti):
1) accogliere i migranti sul proprio territorio;
2) pagare 20 mila euro per ogni immigrato che non accolgono a un fondo comune dell’Unione Europea;
3) fornire supporto operativo, inviando al paese personale o fornendo attrezzature tecniche.

Infine a le varie nuove regole ha subito delle modifiche anche la gestione delle richieste di asilo. Ossia, quando un migrante sbarca in Europa e chiede l’asilo, d’ora in poi (se verrà approvato il patto) sarà indirizzato a uno dei due percorsi previsti tramite un regolamento di screening diverso da quello attivo in precedenza, che pone – il nuovo regolamento – molta attenzione all’aumentare la celerità delle scelte sull’espulsione dell’immigrato o meno. Due sono i percorsi che d’ora in poi sono attivi:

  • procedura tradizionale dalla durata di diversi mesi
  • procedura accelerata che in 12 settimane dovrebbe terminare l’iter

Un accordo dopo quattro anni di dibattiti e trattative. Mettere d’accordo tutti su un tema simile sappiamo bene quanto sia difficile. Però questo è un primo passo seminato nel tempo anche dal nostro governo e dal presidente Meloni, capace di tessere una prolifica diplomazia tra i paesi europei.