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Nella notte tra sabato e domenica è arrivato il tanto acclamato attacco da parte dell’Iran in risposta alla bomba lanciata sull’ambasciata iraniana a Damasco. Subito dopo la risposta iraniana, tutte le parti internazionali, dal presidente Biden fino al presidente russo Putin, hanno cercato di smorzare i toni, provando a fermare Israele da un’ulteriore risposta.

Il Ministro Crosetto si è detto preoccupato per un’eventuale allargamento del conflitto a livello regionale. Ma cosa potrebbe fare davvero Israele adesso? Ci sono sostanzialmente tre strade che Israele può intraprendere:

  • La prima è sicuramente quella di rispondere in maniera dura e nell’immediato all’attacco iraniano. Questa ritorsione però potrebbe costare molto non solo allo stato ebraico. Coinvolgere l’Iran nel conflitto, anche se secondo alcuni è già da considerarsi un attore del conflitto a Gaza, unirebbe tutto il mondo islamico contro lo stato ebraico e l’Occidente;
  • La seconda strada potrebbe essere quella di terminare il più rapidamente possibile l’offensiva su Gaza, così facendo le pressioni che arrivano da tutto l’Occidente si smorzerebbero, riuscendo forse a riportare nelle proprie case alcuni ostaggi, disinteressandosi dell’attacco iraniano;
  • La terza, e forse la più auspicabile, risiede nell’aspettare il momento giusto in cui colpire in maniera mirata e dura la compagine iraniana, mettendo fuori gioco i pasdaran.

La scelta che deve affrontare lo stato israeliano è tra le più difficili degli ultimi tempi. Coinvolgere il mondo occidentale contro un ricompattato mondo islamico in una guerra regionale comporterebbe enormi perdite in entrambi i contendenti, non solo a livello umano, ma soprattutto a livello materiale ed economico, facendo tornare nelle memorie gli anni della crisi petrolifera degli anni ’70, dove i paesi mediorientali avevano un’enorme potere condizionando le scelte dei paesi occidentali.

Tutti auspichiamo la normalizzazione dell’area mediorientale, assai difficile da ottenere ma alquanto utile per il futuro sia degli accordi di Abramo, sia di una possibile relazione tra stati islamici più moderati e l’occidente.