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MARIO DRAGHI

Non occorrono grandi capacità divinatorie e non è necessario scomodare né Sibille né Pizie per arrivare alla naturale conclusione politica che Mario Draghi ha un chiaro obbiettivo politico dall’istante stesso in cui ha perso l’occasione di succedere a Sergio Mattarella e ha lasciato Palazzo Chigi: la Presidenza della Commissione Europea. Ruolo per il quale diciamolo ha il profilo non solo adatto ma forse a oggi necessario. Draghi non è uomo per i tempi sereni, ma per le tempeste, e il traghettatore, il timoniere saldo che serve quando imperversa la burrasca. Lo ha fatto alla BCE e lo dovrà fare – se riuscirà nell’impresa” da Presidente della Commissione Europea. Le parole pronunciate a Bruxelles, l’annuncio del suo “Rapporto sull’Europa” per giugno e dunque dopo le elezioni europee sono state un passo nettissimo verso una candidatura al di là delle parti in gioco attaualmente

Qualche giorno fa ne avevamo scritto, soggiungendo che Draghi può essere la carta coperta del centrodestra per il dopo Ursula von der Leyen, dando per assodata la volontà di Popolari e Conservatori di voler costruire una maggioranza possibilmente senza i socialisti, per la prima volta.  I numeri a oggi dicono che è impossibile, ma sopratutto che le alchimie politiche e i veti rendono difficile uno scenario favorevole alla nascita di una maggioranza di centrodestra europeo. 

Ma è proprio sul nome di Mario Draghi che ogni ostacolo può essere superato, non solo per la figura che l’ex Premier rappresenta e per il ricordo lasciato alla guida della BCE, ma sopratutto perché su Draghi l’apprezzamento a destra è unanime.  Ma è l’unico che può andare oltre i limiti di parte e ottenere i voti necessari.

Dai popolari di Weber ai conservatori di Giorgia Meloni, da Renew Europe di Macron ( Renzi e Calenda in Italia ) tutti hanno espresso un giudizio positivo alla prospettiva di vedere Draghi alla guida della Commissione.  Inoltre Draghi è l’unico in grado di superare il muro che separa popolari e conservatori dal gruppo Identità & Democrazia, dove ad esempio Matteo Salvini che del governo Draghi è stato un sostenitore non potrebbe opporre alcuna resistenza, uscendo cosi dall’angolo delle posizioni radicali imposte da alcune delle forze interne al gruppo sovranista. Poi quale migliore occasione per un’ esaltazione massima del “patriottismo” italico che eleggere un Italiano e non un tedesco o un francese. 

La candidatura di Draghi è perfetta da ogni prospettiva, sopratutto se guardata da destra, e persino sublime se analizzata da quella del centrodestra italiano. Ma come si dice in questi casi, adesso tocca ai giocatori in campo cogliere l’attimo e fare dell’impossibile la realtà.  Poiché Draghi probabilmente dirigerà l’orchestra ma i musicanti saranno quelli di sempre.