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GIORGIA MELONI

“Consentire le molestie organizzate contro le donne che vogliono interrompere la gravidanza significa minare un diritto riconosciuto dalla legge. È la strategia dell’ultradestra: intimidire per annullare i diritti, per fermare l’uguaglianza tra donne e uomini”, afferma il Ministro della Parità spagnolo Ana Redondo su X. A stretto giro è arrivata la dura replica del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Varie volte ho ascoltato ministri stranieri che parlano di questioni interne italiane senza conoscerne i fatti. Normalmente quando si è ignoranti su un tema si deve avere almeno la buona creanza di non dare lezioni”.

Sulla stessa linea di Meloni anche il Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella la quale in una nota diffusa nelle scorse ore ha risposto: “Suggerisco ai rappresentanti di altri Paesi di basare le proprie opinioni sulla lettura dei testi e non sulla propaganda della sinistra italiana, che si dichiara paladina della legge 194 ma non ne conosce il contenuto o fa finta di non conoscerlo, dal momento che contesta un emendamento che non fa altro che riprodurre alla lettera un articolo della legge sull’aborto in vigore da quarantasei anni. Leggi, emendamenti e relazioni ministeriali al Parlamento sono a disposizione di chiunque voglia consultarli prima di esternare, per evitare di farlo senza cognizione di causa”.

Lo scontro, per l’appunto, arriva dopo l’emendamento voluto da Fratelli d’Italia al decreto legge PNRR che apre all’ingresso delle associazioni pro-vita nei consultori. La realtà è che la famosa legge 194 del 1978, che regola l’aborto e che per la segretaria PD Elly Schlein la destra vuole ostacolare, in realtà, con l’entrata delle associazioni pro-vita viene tutelata e applicata in pieno. Proprio nell’articolo 1 della legge 194/78 si legge che “lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonchè altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Anche per quanto riguarda i consultori la stessa legge parla chiaro all’articolo 2 comma d: i consultori, tra le altre cose, hanno il compito di “contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. Certo, è chiaro che per la donna quella di abortire deve essere una scelta libera e un diritto. Ma come si può garantire che la donna possa realmente decidere in libertà se nei consultori non sono presenti persone che propongono soluzioni diverse rispetto all’aborto?