Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

CENSURA GIORNALI QUOTIDIANI CON CATENE LIBERTA' DI STAMPA

Riguardo i titoloni “Fratelli d’Italia vuole il carcere per i giornalisti accusati di diffamazione” ieri il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel punto stampa a Bruxelles ha dichiarato che “il carcere per i giornalisti per diffamazione c’è e c’è una legge di Fratelli d’Italia che lo sta togliendo”.

A intervenire sulla questione che tanto sta tenendo banco sui media nazionali è il senatore di FdI Alberto Balboni, primo firmatario del disegno di legge citato da Meloni: “Questo disegno di legge non è frutto di un lavoro mio, è il risultato di un lavoro che ha fatto la commissione Giustizia del Senato durante la scorsa legislatura. Il testo fu approvato all’unanimità in seduta plenaria”, dice a Nazione Futura. Il ddl, però, è decaduto col finire anticipato della legislatura.

“Mi dispiaceva che quel lavoro così importante andasse perso e l’ho ripresentato uguale. Mi aspettavo che venisse approvato celermente e invece siamo ancora qui con polemiche di vario genere”, prosegue Balboni che poi si sofferma su quella che lui indica come “una rivoluzione di cui non parla quasi nessuno”: per l’autore di un articolo diffamatorio (che può essere anche chiunque su Facebook) è sufficiente una rettifica per far cadere la punibilità dell’atto commesso. “Siccome tutti possono sbagliare, basta pubblicare, con lo stesso rilievo tipografico della notizia, la smentita”, afferma il senatore meloniano.

Venendo al caso della famosa multa di 50mila euro per chi non rettifica spiega: “La pena ordinaria prevista in questo disegno di legge che toglie la pena detentiva è da 5 a 10mila euro. I giudici si orientano sempre sui minimi. Con le attenuanti generiche siamo nell’ordine dei 2 o 3mila euro”.

La maxi sanzione pecuniaria da 50mila euro si attua solo quando si costruisce ad arte una notizia al solo fine di denigrare una persona, ma, sostiene Balboni, “la deontologia professionale vieta di pubblicare una notizia falsa al fine di distruggere la carriera di una persona. Non si applicherebbe comunque una norma del genere ad un giornalista con un minimo di etica professionale”.