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GIORGIA MELONI, STEFANO BONACCINI PRESIDENTE REGIONE EMILIA ROMAGNA

L’autonomia delle regioni è un tema molto dibattuto nel nostro paese. Da un lato c’è chi vuole dare maggiore potere agli enti locali affinché questi possano reagire in maniera più adeguata alle esigenze dei propri cittadini, dall’altro c’è chi sostiene debba essere lo Stato in larga parte a distribuire più equamente le risorse.

Tuttavia è bene ricordare che “maggiori autonomie” non significa poter fare ciò che si vuole. Ci sono sempre delle leggi da rispettare e la regione Emilia Romagna sembra essersi dimenticata.

A febbraio la regione aveva approvato due delibere per l’accesso al suicidio medicalmente assistito con l’obiettivo di dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019. Le linee guida inviate alle Asl dalla Regione stabilivano iter e tempistiche per l’accesso al suicidio medicalmente assistito e fissavano a un massimo di 42 giorni il lasso di tempo da far trascorrere tra la domanda del paziente e l’eventuale esecuzione della procedura farmacologica.

Di fronte alla decisione della giunta di Bonaccini il governo Meloni ha proceduto a ricorrere al Tar chiedendo l’annullamento delle delibere.

Nelle motivazioni del ricorso riportate in un documento si afferma che le delibere “evidenziano la carenza assoluta di potere dell’ente” sul tema del fine vita e la “contraddittorietà” nelle linee guida inviate alle aziende sanitarie per il suicidio assistito. Tra gli elementi contestati anche l’istituzione del Corec, il Comitato regionale per l’etica nella clinica, che è chiamato a esprimere parere – anche se non vincolante – sulle richieste dei pazienti.

Bonaccini, in attesa di ufficializzare la sua candidatura, quindi, ha evitato il dibattito in assemblea legislativa per paura che la maggioranza andasse sotto, una brutta figura in vista dell’europee.