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ELLY SCHLEIN SEGRETARIA DEL PD

In casa PD il clima si fa sempre più teso e divisivo: il pomo della discordia? Ebbene sì, Elly Schlein.

Non ci stupiamo affatto che la nostra armocromista preferita getti malumori all’interno del partito, l’ultimo malcontento, infatti, riguarda la battaglia sul nome del simbolo per la corsa alle europee. La Segretaria, candidata nelle circoscrizioni di Centro e Isole, con toni non certo aperturisti e democratici, ha lanciato, in maniera neanche troppo velata, un ultimatum: o si accetta di porre il suo nome all’interno del simbolo elettorale o si candiderà in tutti i collegi, aggiungendo che la sua candidatura è una mera formalità, non avendo alcuna intenzione di andare a Bruxelles, bensì di restare a Roma, al fine di poter continuare a “confrontarsi” con la maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

Apriti cielo. Le reazioni infuocate dell’area “conservatrice” e della segreteria dem non si sono fatte attendere. “Con quale faccia ci batteremo contro il premierato se Elly mette il suo nome nel simbolo alle Europee?” ha dichiarato Romano Prodi, aggiungendo: “Chiedere il voto per poi non andare in Europa è una ferita alla democrazia”.

La lista dei contrari alla scelta della Schlein sono innumerevoli e con altrettante motivazioni: “I leader che si candidano ingannano gli elettori” tuona l’alleato di campo largo, o meglio dire campo santo, Giuseppe Conte. “Il Pd è diventato il PDS, partito di Schlein” twitta ironico Matteo Renzi. Ma la fila degli oppositori interni è lunga: da Gianni Cuperlo a Laura Boldrini, da Piero Fassino a Dario Franceschini, da Andrea Orlando a Debora Serracchiani.

La Schlein, cerca di replicare in maniera “morbida”, affermando che: “Rifletterà”, e ancora: “Non è una modifica, è un ‘una tantum’”. Cara Elly, hai ragione, hai tanto su cui riflettere. La corsa alle europee per il Pd non è certo iniziata nel migliore dei modi. Auguri.