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A Bologna i collettivi rossi pro Palestina occupano la scuola “Belluzzi Fioravanti” devastandola tanto da renderla inagibile.

Come dimostrano i video e le foto che stanno facendo il giro dei tanti canali d’informazione, gli studenti avrebbero aperto diversi estintori, imbrattato le pareti e gli arredi scolastici sarebbero stati divelti e lanciati da alcune finestre. I danni sarebbero talmente gravi da essere ora la scuola inagibile ed impossibilitata a proseguire le lezioni.

È questo il modello di scuola, di progresso e di educazione promosso ed imposto da queste nuove generazioni pacifiste e progressiste? Manifestare per i propri diritti non significa distruggere plessi pubblici, impedendone il loro funzionamento. Forse nella favola di Collodi del paese dei balocchi, ma neanche in quel caso il concetto collodiano di “libertà” prevede che il vandalismo e la criminalità rimangano impuniti. L’Italia non è il degrado, ma uno stato civile e democratico dove le leggi vengono applicate e dove chi sbaglia, paga. Ingiusto ed incivile sarebbe il contrario.

Pene per casi come questi dovrebbero essere esemplari. Che i genitori responsabilizzassero i propri figli, e, se non riescono, pagassero per i loro danni.