Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

In questi ultimi giorni stiamo assistendo nel panorama universitario americano a diverse manifestazioni filo-palestinesi che stanno portando nel caos vari campus su tutto il territorio statunitense.

“Gli americani hanno il diritto di protestare, ma non di causare il caos”, queste sono le parole di Biden in seguito alle rivolte che hanno visto l’arresto di circa 2000 studenti, segnalati in almeno 60 università e college in cui si sono svolte diversi fenomeni di protesta in solidarietà con la causa palestinese, chiedendo la sospensione dei legami scientifici e finanziari tra le istituzioni accademiche e Israele.

Queste manifestazioni hanno avuto un focus in particolar modo nella University of California di Los Angeles e nella Columbia University di New York. La situazione alla Columbia ha attirato molte attenzioni, anche a causa della presenza di numerosi studenti di origine ebraica. Alcuni di loro hanno infatti espresso preoccupazione per possibili attacchi antisemiti da parte dei manifestanti pro-Pal.

Ma perché si parla di caos? Tralasciando i numerosi arresti e i vari feriti che ci sono stati, in questi ultimi giorni gli studenti universitari (anche persone terze) hanno fatto di tutto fuorché delle manifestazioni pacifiche, a partire dall’occupazione abusiva di spazi privati, diversi scontri con le forze dell’ordine e aggressioni antisemite. “Estremisti e agitatori di estrema sinistra stanno terrorizzando i campus americani. Una rivoluzione della sinistra radicale sta avvenendo nel nostro paese. Dov’è Joe Biden? Dov’è il governatore Newsom? Il pericolo nel nostro paese viene dalla sinistra, non dalla destra”, così l’ex presidente Donald Trump ha espresso la sua vicinanza alle forze dell’ordine che sono in scese in prima linea per contrastare queste violente manifestazioni e ovviamente non sono mancati gli attacchi verso i Democratici e la pessima presidenza di Biden.

Tuttavia, questo fenomeno sta principalmente beneficiando i Repubblicani, poiché tra i conservatori il sostegno a Israele è ampiamente diffuso. Al contrario, all’interno dei Democratici vi è una fetta ormai maggioritaria di sostenitori della causa palestinese. Joe Biden sa bene che se la sua presidenza si fosse schierata in maniera decisa a favore dello stato ebraico, la sua candidatura alle presidenziali di certo non ne avrebbe beneficiato. Un recente sondaggio del Quinnipiac ha rivelato che le simpatie dei Democratici stanno virando sempre di più verso i palestinesi: il 48% sta con loro, contro il 21% per Israele, un rovesciamento totale se pensiamo che dopo i fatti del 7 ottobre il 48% sosteneva Netanyahu & soci. Sicuramente non una buona notizia per Biden in vista delle imminenti elezioni presidenziali.

La situazione rimane fluida e polarizzata, con conseguenze potenzialmente significative sull’elezioni e sul panorama politico degli Stati Uniti. L’evoluzione del dibattito su Israele e la Palestina potrebbe influenzare le strategie dei partiti e dei candidati, oltre a esacerbare le divisioni interne alla società americana. Il modo in cui i leader politici gestiranno questa complessa situazione avrà un impatto incisivo sulle elezioni presidenziali e sul futuro della politica estera americana nel Medio Oriente.