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Torna un forte clima di tensione in Georgia dove da molti giorni sono in corso manifestazioni e proteste ad oltranza da parte di migliaia di cittadini, esplose in episodi di vera e propria violenza di piazza la sera del primo maggio. Fuoco, cariche della polizia, barricate, fumogeni, cannoni d’acqua, arresti e feriti: tutto questo in Piazza degli Eroi e nel centro città, nella capitale Tbilisi, dove perfino il Parlamento è stato
messo sotto assedio.

Il casus belli è stato l’approvazione in seconda seduta del controverso disegno di legge sugli “agenti stranieri”, modello molto simile a quello approvato in Russia nel 2012. Una misura che obbligherebbe tutte le ONG e media ad iscriversi in un apposito registro qualora le loro attività dovessero essere finanziate per più del 20% da fondi stranieri. La “legge russa”, secondo l’opposizione, sarebbe una misura censoria per reprimere il dissenso nel Paese, un’ingerenza del Cremlino per vietare il pluralismo democratico ed allontanare la Georgia dalla sfera di influenza europea.

La questione infatti rimanda subito a questioni storiche e di carattere internazionale. Il Paese del Caucaso infatti faceva parte dell’Impero Russo e successivamente dell’Unione Sovietica, ed è diventata una Repubblica indipendente con il suo dissolvimento negli anni ’90. Nel 2003 la rivoluzione delle Rose e nel 2008 il conflitto dell’Ossezia del Sud, hanno spostato il baricentro della Giorgia verso la il mondo Occidentale in contrapposizione a quello russo; nel 2022 la Georgia ha chiesto l’adesione all’Unione Europea e dal 2008, a seguito di un referendum popolare, ha chiesto anche l’adesione alla NATO.

La legge sugli “agenti stranieri” infatti allontanerebbe Tbilisi dall’adesione all’Unione Europea e, nello scacchiere geopolitico, la riavvicinerebbe al Cremlino. Manovre molto delicate soprattutto con la guerra in Ucraina in corso. Occhi puntati allora sul voto finale sulla legge degli “agenti stranieri” prevista tra poche
settimane.