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GILBERTO PICHETTO FRATIN, MINISTRO AMBIENTE

Il ricorso all’energia nucleare anima ciclicamente il dibattito italiano. Dopo qualche referendum e un clima influenzato dall’egemonia ideologica dei verdi apocalittici, il governo Meloni sembra finalmente avere preso una decisione strategica. Il nucleare infatti entra nella strategia energetica nazionale, con l’obiettivo di coprire, a regime, il 20% del fabbisogno, basato sul principio del “mix energetico”, di cui una fetta significativa sarà garantita dalle fonti rinnovabili.

L’annuncio è arrivato a margine del G7 Ambiente tenutosi a Torino, sotto la presidenza italiana, in cui il Ministro Gilberto Pichetto Fratin ha illustrato l’ingresso dell’Italia nell’Alleanza industriale europea sui mini reattori nucleari, con l’obiettivo di arrivare al 2030 con il primo reattore modulare di produzione europea.

“Abbiamo deciso di aderire come ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica all’Alleanza Industriale Europea sui mini reattori per confermare il sostegno del sistema Paese e dare un segnale concreto di interesse allo sviluppo di nuove tecnologie all’avanguardia sui piccoli reattori modulari, che possono dare un importante contributo al raggiungimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione” ha dichiarato il ministro.

L’iniziativa mette allo stesso tavolo governi, operatori del settore e parti interessate che cercano di accelerare lo sviluppo del settore, prendendo atto di un crescente interesse di diversi Stati membri per le tecnologie nucleari. Tra maggio e giugno sarà organizzata la prima riunione dell’Assemblea generale, con l’idea di arrivare a elaborare nel primo trimestre del 2025 un Piano d’azione strategico per realizzare dieci obiettivi, tra cui “mappare e monitorare regolarmente la catena di approvvigionamento europea”, oltre che identificare le “future esigenze di ricerca, innovazione, qualificazione” e “facilitare la creazione di un’Accademia delle competenze nucleari, presenti e  future, e le esigenze di sviluppo.

Grandi come un container, i piccoli reattori modulari sono reattori nucleari più piccoli sia in termini di potenza che di dimensioni fisiche, rispetto alle centrali tradizionali su scala gigawatt, con una potenza compresa tra 10 e 300 MegaWatt. Si basano su tecnologie esistenti e sono progettati per essere costruiti in fabbrica, in forma modulare standard. Il loro vantaggio principale è che possono essere assemblati in fabbrica e poi spediti e installati sul posto, quindi anche in aree remote con capacità di rete limitata o in aree in cui l’uso di grandi centrali nucleari tradizionali non è possibile. Alcuni sostengono che in quattro anni sarà possibile avere i primi esemplari di questo impianto attivi sul territorio.

Uno strumento flessibile, innovativo e sicuro, facilmente integrabile con le reti e le filiere esistenti. Un progetto, quello dei mini reattori di quarta generazione, su cui il Governo mostra di credere molto, per fare superare all’Italia uno degli ostacoli più gravosi per la competitività del suo comparto produttivo industriale.