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Torino – Il “pesciolino rosso” si è fatto “balena”, ma non bianca ( deduciamo noi) secondo Paolo Berizzi che presenta – allo stand dedicato all’’inserto culturale di Repubblica, Robinson – il suo nuovo libro che parla ça va sans dire di fascismo, un mantra per la firma di Repubblica che, come non perde occasione di ricordare, vive sotto scorta da anni per le minacce dei gruppi neonazisti e fascisti. Tanto che oramai non può più, come un tempo, infiltrarsi tra gli ambienti della destra estrema, rintanata un pò qua e un po’ là.  

Certo nelle curve degli stadi, e poi nei concerti dei gruppi nazi-rock e oggi guarda caso al “governo”. Sì perché alla fine gira gira sempre lì bisogna andare a parare, per alimentare la retorica del “ritorno del fascismo”, ed è qui che Berizzi quasi come una litania ribadisce agli astanti la nenia che  noi ascoltiamo, nonostante le nostre migliori intenzioni da anni. Infatti non dobbiamo cadere nell’equivoco di pensare che  il fascismo si ripresenti con fez e “manganello”, nonostante qualcuno sia tornato ad invocare “il santo manganello” contro i “giovani che protestano con un libro “sotto  braccio”, peccato che gli studenti cui fa riferimento più che di libri sono armati di spranghe, pietre e mazze e sono anche  dediti – dettaglio non marginale – ad assaltare le Forze dell’Ordine: un pò di rispetto per chi la costituzione repubblicana la difende non guasterebbe, ma a sinistra hanno una vista troppo annebbiata (a convenienza). Che Berizzi sia costretto a vivere sotto scorta non ci sono dubbi, che le minacce di gruppi radicali lo abbiano raggiunto neanche, ma costruire una  sorta di piovra nera, una Spectre a due facce, quella della destra  fascista e quella invece istituzionale è una forma rinomata di complottimso progressista da salotto radical chic ma nulla di più.

Vedere “fascisti” ovunque va di moda in certi ambienti e creare delle grandi insalatone miste anche. Ma quello che ci colpisce subito è l’immediato collage che conduce al “governo”. Quel governo che a sinistra non riescono a digerire in nessun modo. Un governo che è  stato eletto dal  popolo sovrano. 

Perché qui si parla e si straparla di democrazia, “regole democratiche”, “rischi per la democrazia”, ma la destra al governo ci va con il voto popolare, mentre la sinistra ha governato per dieci anni con giochi di palazzo ed equilibrismi vari, che per carità sono pienamente consentiti dalla nostra Costituzione, in quanto i governi nascono in parlamento, ma  fa pur sempre uno strano effetto nell’attuale contesto, che non è più quello della prima repubblica.

La destra che “non ha paura delle urne” come si suol dire, va serenamente alle elezioni perché in fin dei conti ha sempre riposto nelle piazze più che nei salotti la propria forza. Anche qui è una questione di scelte, e la sinistra le piazze per non dire le periferie,  le ha abbandonate da tempo, preferendo le più comode, confortevoli e ecosostenibili ZTL. Quando si dice che la democrazia sta nei dettagli, e questi in fondo non sono poi cosi tanto dei dettagli, si vuole in un certo senso riaccendere l’attenzione su un tema che non è quello del “fascismo immaginario”, ma della pedagogia di una sinistra che vede nell’elettore un soggetto debole, privo della necessaria formazione culturale, un soggetto ineducato ai  principi della democratizza a tinte rosse o rossastre. 

Qui spuntano allora i soloni, gli auto nominatisi  educatori, pronti ad elargire la formazione adeguata a colpi di sermoni e pamphlet.  Ma attenzione “il fascismo non è un business” dice qualcuno, sarà, però intanto non delude i bilanci. Se si trattasse di una elaborazione di tipo storiografico, di uno studio lucido, attento e puntiglioso saremmo i primi a sostenerlo, ma in verità si tratta solo e solamente di utilizzo politico del passato e della storia. 

Poi come precisa Berizzi il fascistologo, è ovvio che quello di oggi è un fascismo “pop” diverso da quello originario, anche e sopratutto “mascherato”, perché attenzione, “il fascismo in Italia è stato sconfitto” militarmente, ma non culturalmente”, e come un “virus” mutante, si è ripresentato “ sulla tavola degli italiani”.   Tanto che orami denuncia il cacciatore di fascisti:  il fascismo oggi   “finisce per confondersi con un senso comune fascista”, vi chiederete di che tipo?  Pensate ad esempio allo “ sdoganamento dei discorsi d’odio”, chiaro esempio dei come il virus serpeggi no?  Per non parlare dell’ “allergia verso l’antifascimo”. Ma Berizzi cui non manca la dote della teatralità – seppur prevedibile – chiosa poi ricordando che quando iniziò in solitaria la sua “caccia”, tanti gli chiedevano dove vedessi tutti questi fascisti e lui rispondeva “ nelle curve, nei concerti” ed oggi ? Ovviamente al governo.

Non mancano infatti i riferimenti al Presidente del Senato La Russa, al Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che benché si sia moderato da quando ricopre l’attuale incarico, è pur sempre colui che augurava “buon congresso” ad Alba Dorata. Che dire poi di Giorgia Meloni, enfatizza Berizzi, e chiede alla  platea  galvanizzata in religioso silenzio. Le parole chi si riferisce sono quelle  del “ noi non tradiremo l’idea”,  “Idea” che nel magico mondo della sinistra e di Berizzi altro non è che “il fascismo”, quella è “l’idea” cui la Meloni si riferiva, e spiega “al contrario di Fini che ha tradito”.  Per di più quel “faremo rialzare la testa a chi per anni l’ha dovuta abbassare” si traduce sempre secondo l’interpretazione sinistra nel poter dire ovunque quello che si è. 

Questo è il magico mondo in cui vive da tempo e serratamente da due anni la sinistra salottiera e intellettualoide, sconnessa dal paese, votata allo lotta contro qualcosa che non esiste oggi. Ma come sempre è l’ennesimo escamotage per rifuggire dalle sfide dell’oggi che la sinistra non è in grado di approntare, semplicemente perché vive rinchiusa all’interno di paletti ideologici che mentre un tempo erano in fin dei conti strettamente legati alla realtà sociale, sono oggi frutto di pure e semplici sofismi ed elucubrazioni mentali. Una fuga dalla perdita dei riferimenti culturali visibile qui sì ad occhio nudo. 

La presunzione sinistra è quella di autoproclamarsi quali soli e unici giudici di ciò che è giusto e ciò che non lo è, e in cui giusto e sinistra diventano guarda caso sinonimi. Poi arriva il momento della verità, ed è il giorno in cui i cittadini  vanno a votare e li la musica generalmente suona una marcia – pardon – “ una sinfonia diversa.