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Giuseppe Berto, scrittore e drammaturgo italiano, celebre soprattuto per il suo romanzo “Il male oscuro” che si unì ad altre opere già realizzate come “Guerra in camicia nera” e “Il cielo è rosso”, è più attuale che mai. Il dibattito odierno ancora incentrato – per volontà della sinistra – sul duello fascismo vs antifascismo, oltre ad aver stancato la gran parte degli italiani ed essere totalmente anacronistico, vide anche Berto chiamato a prendere una posizione, a testimoniare la sua visione.

Nel 1973 partecipò al primo congresso per “La difesa della cultura” allo scopo di denunciare il monopolio culturale della sinistra. In quell’occasione fece un discorso in cui attaccava l’establishment in particolare letterario, detentore di posizioni di privilegio e che mal tollerava scrittori non in linea (e per giunta di successo). C’è un particolare che testimonia questo e cioè la pubblicazione di un suo libretto dal titolo “Modesta proposta per prevenire” per il quale fu accusato d’essere fascista. Lasciamo la parola a lui: “Ora, io non sono fascista, ma non sono nemmeno antifascista. Sono venuto qui per difendere il mio diritto a non essere perseguitato come fascista solo perché non voglio dichiararmi antifascista. Mi definisco “afascista” perché per me esprime qualcosa di nuovo e cioè un’avversione al fascismo così intima da non poter tollerare l’antifascismo, il quale, almeno così come viene praticato dagli intellettuali italiani, è terribilmente vicino al fascismo”.

Berto riteneva l’antifascismo altrettanto “violento, coercitivo, retorico, stupido” al pari del fascismo. Egli non rinnegò il suo passato durante il regime, con la partecipazione alla guerra in Abissinia, così come nel ‘29 la partecipazione negli avanguardisti e nella Gioventù fascista, al contrario di altri che ipocritamente negavano il loro passato dichiarandosi antifascista. Lo scrittore metteva in evidenza l’esistenza di vari gruppi di potere intellettuale più o meno vicini ai partiti che per la maggior parte, esclusi i pochi gruppi liberali e della destra nazionale, si dichiaravano antifascisti e provenienti dalla Resistenza. È piuttosto interessante notare quanto siano attuali i ragionamenti che vedevano protagonista a quei tempi Berto: fascismo contro antifascismo. Berto denunciava tutto ciò negli anni Settanta (!) e ora siamo nel 2024, ma il leitmotiv è sempre il medesimo.

Se riportiamo, in conclusione, sue dichiarazioni in merito all’egemonia culturale della sinistra, che si vede nel dibattito “fascismo vs antifascismo” ma anche nella gestione della televisione pubblica e della cultura, queste di seguito risultano estremamente attuali. Così disse: “In realtà ciò che li unisce (quelli di sinistra, n.d.r.) è una comunità d’interessi che non è azzardato definire mafiosa, tendente alla conservazione del potere. La Rai, che come si sa è un comodo monopolio, è praticamente nelle loro mani e nelle loro mani stanno i più grossi quotidiani, ivi compresi il Corriere della Sera o La Stampa”.