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Il nome di Pasquale Napolitano forse non vi dirà molto, eppure la sua vicenda ci fa riflettere e ci fa porre numerose domande, una fra tutte se esiste davvero la libertà d’informazione nel nostro paese. Ma andiamo alla vicenda.

Pasquale Napolitano è cronista per il Giornale dal 2016, oltre ad aver già collaborato con Panorama, con Roma e con svariate testate online, ed è stato oggi condannato ad otto mesi di carcere e al pagamento di 6500 euro concernenti il risarcimento e le spese legali per aver pubblicato una serie di articoli online riguardanti il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola e al suo Presidente, articoli ritenuti diffamatori. Una pena decisamente spropositata rispetto all’entità del fatto, che, in aggiunta al vergognoso silenzio da parte dei mainstream, rende la vicenda piuttosto scandalosa.

La replica da parte del quotidiano il Giornale è immediata: “Pasquale Napolitano ha raccontato i fatti per quelli che erano, e ha garantito a tutti il diritto di replica. Se il carcere per un giornalista che pubblica una notizia pur conoscendone la provenienza illecita è sbagliato, quanto può essere sproporzionato condannare un cronista che si limita a scrivere la verità?”. Sul caso di Napolitano esprime solidarietà anche Fratelli d’Italia: “Non possiamo che esprimergli la più autentica solidarietà per la sentenza di
condanna emessa nei suoi confronti, e che, trattandosi di un professionista non allineato al pensiero unico, ben poche preoccupazioni solleverà” ha dichiarato il Capogruppo di Fdi alla Camera Tommaso Foti, concludendo: “Assistiamo ad una sinistra sempre scatenata a denunciare un inesistente bavaglio del centrodestra alla stampa, ma silente quando a essere condannato è un giornalista non appartenente alla propria area politico-culturale. L’augurio è che nei successivi gradi di giudizio sia annullata la condanna che ha colpito Pasquale Napolitano, riconoscendo la piena correttezza del suo operato”. Noi siamo certi che, se il giornalista in questione fosse rientrato nel novero delle “Penne radical-rosse”, la notizia sarebbe stata dipanata su ogni media, destando allarme per un possibile “attentato alla democrazia e alla libertà di informazione e parola”.

Tuttavia si sa, se ad essere condannato con una pena spropositata è un cronista non progressista e, dunque, “fuori dal coro”, la sinistra non può strumentalizzare per i suoi fini la questione e, di conseguenza, si può far passare il tutto sotto silenzio. Ma si sa, l’Italia è un Paese strano, e non è ancora ben chiaro a tutti quale sia l’idea di libertà di stampa e di informazione.