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VLADIMIR VLADIMIROVIČ PUTIN PRESIDENTE RUSSIA

Le previsioni dei servizi di intelligence occidentali, secondo cui la Russia avrebbe avviato una nuova offensiva in Ucraina tra la primavera e l’estate del 2024, pare si stiano avverando. Negli ultimi giorni l’esercito russo ha colpito con bombardamenti, lanci di droni e assalti di artiglieria il settore nord orientale dell’Ucraina, conquistando diversi villaggi nella regione di Kharkiv.

Dopo essersi accusati reciprocamente di non aver predisposto sufficienti difese per prevenire gli attacchi di Mosca, i vertici dell’esercito ucraino hanno pubblicamente ammesso i successi russi sul campo che, seppur circoscritti, hanno reso evidenti le difficoltà che l’Ucraina sta affrontando negli ultimi mesi, dalla carenza di munizioni, fino alla mancanza di mezzi e soldati. Anche per questo motivo a inizio maggio, il Parlamento ucraino ha approvato una legge che concede la possibilità ai detenuti condannati per alcuni tipi di reati di arruolarsi nell’esercito e combattere contro la Russia, in cambio alla fine della guerra otterranno il rilascio in libertà condizionale. Una modalità già vista tra le reclute del gruppo Wagner. Per alcuni analisti, l’offensiva a Kharkiv sarebbe finalizzata a costringere l’Ucraina a spostare parte dei propri soldati dai fronti del Donbass, dove si concentrano i principali interessi russi e la situazione della guerra è in stallo da molti mesi.

A differenza delle conquiste a Bakhmut e Avdiivka, avvenute grazie all’infiltrazione di piccole formazioni alle spalle degli ucraini e con il logoramento delle rispettive truppe, i recenti attacchi su Kharkiv sarebbero quindi parte di una strategia più ampia, orientata a mantenere e occupare la maggior parte dei territori delle regioni orientali e settentrionali dell’Ucraina. E proprio mentre è in corso una fase di avanzamento sul fronte ucraino, il rimpasto di governo russo concentrato sulla dirigenza militare segna un cambiamento significativo per questo quinto mandato del presidente Vladimir Putin, iniziato il 7 maggio.

Sergei Shoigu, fedelissimo di Putin, dopo dieci anni al comando delle forze armate russe, è stato sostituito dall’economista Andrey Belousov, nel tentativo di integrare l’intero comparto della Difesa con l’economia del Paese e per rendere il settore bellico sempre più centrale negli sforzi produttivi della Federazione. Un riassestamento indirizzato a sostenere altri anni di conflitto nel caso in cui non dovesse avvenire il collasso del fronte di Kiev, come auspicato dai generali di Putin.