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Sabato scorso, alla serata finale dell’Eurovision song contest, l’attivista per il clima Greta Thunberg è stata arrestata dalla polizia svedese mentre protestava contro la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest.

Prima della seconda semifinale, tenutasi giovedì, migliaia di manifestanti filo-palestinesi, tra cui Greta Thunberg, erano scesi in piazza a Malmo per chiedere l’esclusione di Israele dal concorso. L’arresto di Thunberg è avvenuto dopo che, all’inizio della settimana, alcuni attivisti avevano accusato Israele di “fare artwash” all’Eurovision, cioè utilizzare la performance artistica per distrarre dalle sue azioni a Gaza. “Non accetteremo che a un Paese che sta commettendo un genocidio venga concessa una piattaforma per fare artwash”, aveva scritto Thunberg su X.

A marzo, l’Unione europea di radiodiffusione, che organizza il concorso, aveva confermato la partecipazione di Eden Golan, cantante israeliana, nonostante le già richieste di tutto il mondo di rimuoverla dall’Eurovision. Tutto però ha un limite. Greta Thunberg può sembrare una bambina, ma non lo è. È una giovane donna di 21 anni, responsabile delle sue azioni, che ha il diritto di avere voce ed opinioni, ma non è immune da critiche. Almeno non in una società libera. Le sono consentiti i suoi punti di vista e le sue convinzioni, ma lo sono anche le opinioni e le azioni degli altri.

Nel frattempo, Eden Golan è una giovane ragazza di 20 anni (più piccola di Greta). Una cantante che, in virtù del suo Paese di provenienza, ha dovuto affrontare e subire bullismo, molestie, proteste e vergognose minacce di morte a causa della sua partecipazione all’Eurovision. Tutte cose che Greta, la ‘bambina’ più grande di lei, ha contribuito a promuovere, non a spegnere. Nessuno però ha mai chiamato Eden “bambina” mentre accadevano queste cose e soprattutto nessuno si è mai preoccupato di esprimerle solidarietà.