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La sfida, o meglio la gara per la competizione globale, non si gioca soltanto attraverso l’economia – la concorrenza sleale nei mercati, i sussidi di Stato per gonfiare gli export e la produzione, l’espropriazione di risorse o gli ingenti investimenti – o sul piano politico. C’è un elemento che, anche in passato, ha tristemente ricoperto un ruolo cruciale nella decadenza di intere società e comunità: la droga.

Diciannovesimo secolo. La supremazia britannica in Asia. Mao Zedong, e così anche Xi Jinping, conoscono bene quel tempo, noto come “il secolo delle umiliazioni”. L’autodistruzione della Cina non soltanto attraverso la dominazione occidentale del commercio e militare bensì anche attraverso l’avvelenamento della società. Stiamo parlando delle Guerre dell’Oppio. Dell’esportazione di droga come mezzo per distruggere la comunità di un Paese. Xi Jinping non ha dimenticato il passato della sua Nazione, e non ha scordato il pesantissimo ruolo che tali guerre ebbero nella formazione dell’identità cinese di oggi. 

Perché questa premessa. Perché siamo di fronte a una Guerra dell’Oppio al contrario, più silenziosa delle precedenti ma indubbiamente più letale. Dal 2015 al 2021 gli Stati Uniti hanno registrato dei dati allarmanti: da 52.000 a 107.000, le morti annue per overdose, in sei anni, sono raddoppiate.Questo aumento smisurato nel consumo di oppioidi sintetici ha un nome ben preciso: fentanyl. La chiamano droga degli zombie perché chi la assume pare un morto che cammina. Per l’agenzia federale antidroga statunitense, è 100 volte più potente della morfina e 50 volte più potente dell’eroina. Basta una dose di appena due milligrammi per uccidere un essere umano. Il ruolo della Repubblica popolare cinese in questo traffico? La maggior parte dei componenti chimici usati per produrre illegalmente il fentanyl provengono dalla Cina. Vengono poi sintetizzati in Messico e negli USA giunge in mano agli spacciatori il prodotto finito. 

L’Amministrazione Biden collabora già da tempo con le autorità messicane per individuare i traffici di droga ma se la Cina non ferma le esportazioni dei componenti chimici, risulta molto difficile fermare l’emergenza fentanyl. Non a caso, all’ultimo vertice bilaterale tra Biden e Xi Jinping, tenutosi a San Francisco lo scorso novembre, il fentanyl è stato uno dei punti principali della discussione. Un accordo Usa-Cina è stato raggiunto per limitare la produzione illecita e l’esportazione. La Cina si è impegnata a perseguire direttamente alcune aziende chimiche che producono quegli elementi essenziali alla creazione del fentanyl.

Non è nostro compito fare dietrologie ma non è scorretto affermare che la strage che da anni avviene negli Stati Uniti è made in China. A più riprese, negli anni, Washington ha posto all’ordine del giorno l’emergenza fentanyl ma dei concreti passi avanti da Pechino finora non sono mai giunti. Anzi, spesso i vertici del Partito comunista, in merito alla strage che il fentanyl sta compiendo, hanno fatto una correlazione subdola, vantandosi della loro tolleranza zero sulle droghe. Come se, in un certo senso, lasciassero sottintendere che le politiche occidentali sono state fallaci, che la loro società è più sana e migliore della nostra. Finora le promesse cinesi non hanno dato frutti, lasciamo a voi giudicare se sia un caso, una svista, o se vi sia invece uno ostruzionismo da parte del Governo comunista sull’implementazione totale dell’accordo con gli USA.

A livello internazionale, è chiaro che questa droga sintetica sia un fattore che aumenta ancor più maggiormente la già forte tensione tra Usa e Cina. Non solo, sicuramente inasprisce i rapporti anche tra Cina ed Europa. In Italia si è già registrata la presenza di fentanyl in una dose di eroina, usato come sostanza da taglio. Un segnale inquietante che non deve assolutamente restare incompreso. Negli USA è tempo di elezioni e l’oppiaceo sintetico – prima causa di morte nella popolazione americana tra i 18 e 49 anni – di certo, proprio perché tocca da vicino la vita delle comunità, avrà un forte peso alle urne. Anche questo elemento, nella sfida Biden-Trump non è da sottovalutare.