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“We are killing ourselves”. Già nel 2017, durante una conferenza stampa successiva alla proiezione del capolavoro “Gli spietati” a Cannes, Clint Eastwood denunciò lapidario la discesa nel baratro del politicamente corretto del cinema hollywoodiano e della società occidentale. Nel giorno del 94esimo compleanno, Clint continua a stupire, con i vertici della Warner profondamente colpiti dal suo ultimo lavoro dietro la cinepresa. Pellicola in uscita nell’autunno del 2024 con una probabile anteprima a Venezia.

Ma Eastwood non è stato negli anni solo interprete magnifico della settima arte tra regia e recitazione, ma anche uno tra i pochi attori apertamente legati al mondo del conservatorismo della destra yankee, veleggiando con fierezza in antitesi alle ipocrisie della Hollywood progressista e democratica. Grande sostenitore di Ronald Reagan, con cui intrattenne un rapporto di amicizia con numerosi incontri alla White House, ottenne una clamorosa vittoria nelle elezioni di Carmel-by-the-Sea a Monterrey, in California, diventando il primo divo del cinema, all’infuori dell’illustre esempio reaganiano, a vivere con successo la carriera politica. Dopo quarant’anni tra Partito Repubblicano e status di Indipendente, la scelta del Partito Libertario nel 1997.

Nelle tesissime presidenziali degli anni 2000 si distinse per il suo appoggio a Mitt Romney, intervenendo nel 2012 alla Convention repubblicana come Special Guest. Uno speech diretto ad una sedia vuota che Eastwood assimilò ad Obama ed alla sua presidenza. Uno show che chiamò a raccolta migliaia di sostenitori del GOP per dare al Paese “una nuova direzione”. Sul palco il dinamitardo Clint duettò con il fantasma di Barack Obama affermando “quando qualcuno fa male il suo lavoro devi cacciarlo. Let Him Go”. A posteriori una locuzione che divenne slogan nelle ultime settimane di campagna elettorale. In quel 2012, nonostante l’appeal e la preparazione di Romney, Obama centrò il doppio mandato e ottenne la rielezione. A posteriori c’è da chiedersi come sarebbe cambiata la storia del Partito Repubblicano se a vincere quelle elezioni fosse stato l’istituzionale e pragmatico Senatore dello Utah. Dalle ceneri della disfatta di Romney, il GOP scelse infatti una radicale trasformazione e riorganizzazione, quella che avrebbe portato Trump alla casa bianca.

Eastwood, che apprezzò il tycoon fino al 2016 salvo poi abbandonarlo nel 2020 a favore del democratico Mike Bloomberg, si è sempre distinto politicamente come una voce libera e contro ogni forma di conformismo. Da repubblicano a indipendente fino a membro di spicco del partito libertario, a 94 anni Clint continua ad essere il volto hollywoodiano di chi è fermamente certo che il declino non sia un destino irreversibile. E noi con lui.