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Il 5 giugno di 20 anni fa ci lasciava Ronald Reagan, 40° Presidente degli Stati Uniti e storico leader del Partito Repubblicano americano, a causa di un terribile male che lo aveva colpito quando si era ritirato dalla vita politica. Gli anni della sua presidenza, dal 1981 al 1989, hanno lasciato una traccia indelebile, influenzando la politica e lo stile di vita occidentale e cambiando definitivamente la storia del mondo in seguito alla vittoria della guerra fredda da parte degli Stati Uniti e la sconfitta del blocco comunista. Guidò il movimento conservatore americano in anni complessi, caratterizzati da decadenza e recessione, e fu determinante nell’invertire quella tendenza che, negli anni ’60 e ’70, aveva portato l’Unione Sovietica ad accorciare le distanze rispetto agli Stati Uniti e ad avanzare piani di egemonia politica e militare a livello globale.

Divenne un punto di riferimento per la destra americana durante la campagna per le presidenziali del 1964, quando tenne un famoso discorso in sostegno del candidato dei Repubblicani Barry Goldwater, e soltanto due anni dopo, candidatosi come governatore, riuscì a strappare la California ai Democratici. Erano gli anni ’60: gli Stati Uniti erano impegnati nel difficile e logorante conflitto in Vietnam, i sovietici stavano ottenendo importanti risultati nella corsa allo spazio, nelle università americane il movimento hippie e le contestazioni studentesche animavano un clima di scontri e violenze, mentre negli stati del Sud erano riesplose le tensioni razziali. Le idee conservatrici di Reagan, che già aveva annunciato nel suo discorso del 1964, iniziavano a trovare consenso in ampie fasce dell’elettorato e a fare breccia nel cuore dell’America profonda. 

Il punto di rottura arrivò a metà degli anni ’70, con la sconfitta americana in Vietnam e l’elezione alla presidenza del Democratico Jimmy Carter, sostenitore del disarmo e del dialogo con i sovietici nel momento in cui questi si trovavano all’apice del loro successo. Reagan criticò duramente la politica di Carter, rispolverò il suo vecchio programma elettorale e si candidò alle elezioni presidenziali del 1980. Parlò agli americani, ricordò i principi che avevano accompagnato gli Stati Uniti fin dalla loro nascita e riaccese in loro la speranza. Riuscì ad imporsi su Carter con dieci punti di distacco, venendo riconfermato quattro anni più tardi sfiorando il 60% dei consensi, e riuscì finalmente ad applicare i suoi precetti alla politica americana basati su tre importanti pilastri: libera iniziativa e governo limitato sul piano economico; garanzia della pace e della stabilità attraverso la deterrenza e la forza e difesa dei valori non negoziabili e della famiglia in politica interna. Il cosiddetto “sgabello a tre gambe” che rappresentava i principi sui quali doveva basarsi il pensiero conservatore americano.

La sua politica economica, caratterizzata da importanti tagli delle tasse, rilanciò l’economia, mentre in politica estera mise un freno all’espansionismo sovietico nel Terzo Mondo e strinse una solida alleanza anticomunista insieme al Primo Ministro britannico Margaret Thatcher e a Papa Giovanni Paolo II. L’azione congiunta di questi tre statisti portò al crollo del muro di Berlino, alla sconfitta del blocco sovietico e alla liberazione di milioni di persone che per mezzo secolo avevano vissuto sotto il tallone dell’odioso e perverso sistema comunista. 

Un’eredità importante, che è riuscita ad andare oltre i confini americani e ad influenzare e ispirare la destra conservatrice in tutto il mondo occidentale fino ai nostri giorni, tormentati dall’avanzata di vecchi e nuovi nemici della democrazia, dal declino politico e morale della civiltà occidentale e dalla volontà di mettere da parte e ritenere superata la libertà. La sua eredità è viva e risulta ancora attualissima tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, ma al momento non si vede all’orizzonte un erede. A tal proposito Margaret Thatcher una volta ebbe a dire: “Noi qui ci muoviamo ancora al crepuscolo. Ma abbiamo un faro che ci guida che Ronald Reagan non ha mai avuto. Abbiamo il suo esempio.”