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Siamo alla vigilia di importanti elezioni europee, e Corrado Ocone ci aiuta ad andare oltre le tematiche maggiormente discusse oggigiorno, attraverso un pamphlet ”Radici e Liberta: Una Filosofia per l’Europa” (Historica Edizioni), con cui intende stimolare il dibattito sull’idea stessa di Europa, partendo proprio dalla sua storia e dai valori classici ed universali in cui affonda le sue radici profonde.

“Ragionare sull’idea di Europa significa anche tracciarne l’identità, da essa procedere nel percorso, per potersi nel tempo riconoscere, restando fedele a se stessa”. Come nasce l’idea di questo libro?

“Noi ci interroghiamo su cosa posa o debba fare l’Europa su vari temi: l’ambiente, la difesa ecc, ma non ci chiediamo mai, o mai a sufficienza, cosa sia l’Europa, quali siano le sue radici storiche e culturali. Da qui l’idea di approfondire anche la storia del pensiero europeo”.

Lei individua alcuni passaggi storici del dibattito filosofico che hanno caratterizzato l’idea di Europa: il primo in ordine temporale è il periodo tra le due guerre. Un momento che sembra cancellato dal confronto contemporaneo, che parla sempre e solo di ciò che si è prodotto a partire dal secondo dopoguerra. Perché secondo lei questa scelta?

“Come tutte le cose, qualsiasi tematizzazione emerge nella crisi, e l’Europa non fa eccezione. Infondo il dibattito filosofico tra le due guerre e quello del post II Guerra Mondiale sono simili. Entrambi nascono e si confrontano sula crisi dei valori fondanti dell’Occidente. Autori importanti facenti riferimento alla cosiddetta filosofia della crisi, hanno anticipato molti dei contenuti su cui oggi si discute”.

Un altro momento di crisi lei lo individua nel 68: perché?

“Perché le culture affermatesi in quel periodo hanno messo in discussione i principi classici ed universalistici su cui si fonda l’Europa. L’europeo si è sempre concepito come portatore di valori universali, di civilizzazione, non vincolati e vincolabili entro i confini geografici dove sono stati concepiti. La messa in discussione di questo, da parte di alcune correnti di pensiero quali le teorie della decostruzione, il pensiero debole, mettendo in risalto soltanto alcune degenerazioni come il colonialismo o l’imperialismo, hanno suscitato un senso di colpa che ha messo in discussione l’identità europea”.

Lei parla della convergenza, ad un certo punto, tra pensatori diversi come Habermas e Derrida, a proposito: “La sostanziale alleanza tra progressismo e relativismo, non a caso attaccata da Ratzinger, in nome dei valori classici europei, è il punto di rottura che impedisce ancora oggi all’Europa di ritrovare la sua vera natura”. Un nodo non ancora sciolto dunque, quello tra radici classiche (cristiane, giudaiche e greche) e relativismo progressista?

“L’Europa non si potrà ritrovare solo in una moneta, nell’ideologia verde, o in un senso di libertà che diventa licenza, in cui anche i capricci sono diritti. L’Europa avrà un suo ruolo solo in nome delle sue vere radici, ossia nei valori su cui è nata e si è sviluppata nei secoli, vale a dire la persona umana, la sua libertà e la sacralità della vita. Non si può essere liberi se si dimentica la propria storia, come vorrebbe la cancel culture ad esempio”.

Non crede che un altro nodo da sciogliere sull’identità europea sia il rapporto con gli Stati dell’est? Oggi sembrano considerati quasi un fardello, o peggio, trattati come un nemico da molti.

“Su questo dedico una sezione del libro, che ho chiamato “suggestioni praghesi”. Praga, così come i popoli dell’Europa centrale, che hanno conosciuto entrambi i totalitarismi del 900, hanno sviluppato negli anni un dibattito assai interessante, proprio sulle radici culturali europee. In opposizione all’omologazione, tipica dei regimi totalitari, personalità come Kundera e Havel, ad esempio, hanno riscoperto i classici, individuando in quella tradizione l’anima europea, che nella sostanza si può sintetizzare nel concetto di libertà di cui sopra. Per questo lo sconcerto è stato ancor più grande in quel mondo, quando, avvenuta la riunificazione, invece di ritrovare l’Europa che sognavano, si sono visti un continente in preda al relativismo, che aveva smarrito la sua anima”.

C’è un immagine che credo riassuma ciò che ha detto: il voto del Parlamento Europeo che ha visto dividersi le rappresentanze nazionali sul giudizio di sostanziale equiparazione tra comunismo e nazismo. Il Muro è caduto, ma in assenza di una Norimberga sul comunismo, in Europa occidentale non sia potuto maturare un giudizio equilibrato su un’ideologia che ha segnato la storia continentale, e quindi, ancora oggi ci impedisce di concepirne la vera identità. Cosa ne pensa?

“L’Europa si è cullata su valori effimeri quali l’utilitarismo, il consumismo, i beni materiali, l’economia, trascurando i valori spirituali su cui è nata ed ha prosperato. Finchè non li ritroverà, non ritroverà se stessa. L’Europa ha bisogno di un supplemento d’anima”.