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Una rivoluzione talmente epocale che rischia di lasciare tutto com’è. E’ questo il paradosso con cui l’Unione Europea dovrà confrontarsi dopo gli esiti elettorali che hanno visto puniti i governi di Francia e Germania. Un voto che ha stroncato l’asse franco-tedesco, ma che proprio per questo, potrebbe suscitare una reazione conservativa uguale e contraria che, poggiandosi solo sulla matematica, potrebbe riproporre l’alleanza consociativa tra Popolari, Socialisti e Liberali, appena bocciata.

La matematica però mal si sposa a volte con la politica, ed il voto lascia segni ben più profondi rispetto ai numeri dei seggi assegnati a Strasburgo.

Perché oltre ai due ex “padroni” di Bruxelles, le novità, non necessariamente sovrapponibili, arrivano anche dall’Europa centrale e da quei Paesi malsopportati dal mainstream continentale.

Dall’Austria arriva il risultato più clamoroso: la vittoria della Freiheitliche Partei Österreichs (Fpö), partito che promette agli austriaci un’Austria «libera, sicura, neutrale», vuol dire sei seggi, il doppio di prima, tra i banchi di Identità & Democrazia. Realtà che già guarda alle prossime legislative, per prendersi la cancelleria.

In Ungheria ha vinto Victor Orban, anche se senza la maggioranza assoluta dei consensi. Il suo partito infatti cala al 44% dal 53% che aveva e la vera novità ungherese è l’ex fedelissimo Péter Magyar, diventato il suo più agguerrito oppositore: il suo 32% è un risultato sorprendente, per un partito — Tisza: rispetto e libertà — che fino a qualche mese fa nemmeno esisteva.

In Polonia Donald Tusk ha dichiarato vittoria dopo l’indicazione degli exit poll che davano la sua Coalizione civica (Ko), centrista ed europeista, al 38%, davanti ai Conservatori di Diritto e giustizia (Pis) guidati da Jaroslaw Kaczynski, rimasti sotto il 34%. Al Parlamento di Strasburgo Varsavia invia 53 deputati, con la formazione di Tusk che ne manda 21 ai Popolari europei (+4 rispetto al 2019), e il Pis 19 nel gruppo di Ecr (-7).

Secondo i primi risultati dalla Slovacchia invece, i liberali europeisti di Slovacchia Progressista, all’opposizione, contano su quasi il 28% dei voti. Tre punti in più di Smer del premier Robert Fico, recentemente vittima di un attentato,  fermo sotto il 25%.

In Repubblica Ceca il centrodestra del Primo Ministro Peter Fiala si attestano al 22%, eleggendo 6 parlamentari per ECR, superati dai centristi di Azione dei Cittadini che superano di poco il 26%, pari a 7 seggi che dovrebbero sedere con Renew Europe.

Numeri compositi che vanno analizzati con le lenti delle singole realtà politiche nazionali, che confermano la tendenza generale che vede le forze di destra, popolari e di centrodestra afermarsi.