Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

MANIFESTANTI IN PIAZZA DEI SS APOSTOLI

Si è riunito ieri, martedì 18 giugno, in piazza Santi Apostoli a Roma, il redivivo “campo largo” per una manifestazione contro le riforme del governo Meloni. Si è scoperto però che così largo non è.

Ieri a mancare erano infatti non sono solo le quote di Italia Viva e Azione, ma quella fetta di popolazione italiana che, stando ad ascoltare Schlein, Conte e soci, pare essere terrorizzata dal pericolo fascismo. Esatto, talmente spaventata da non palesarsi. Sembra infatti che le urla della piazzetta si levassero molto dal palco e poco da sotto. Probabilmente le aspettative erano altre, ma al termine dell’evento perfino la segretaria piddina Schelin ammette: “il prossimo dovrà essere più grande”.

E bene, Conte, Schlein, Bonelli e compagnia bella attuano un canto corale contro l’Autonomia differenziata – già approvata in Parlamento – e la riforma del Premierato. Incluso nel pacchetto anche il vittimismo relativamente all’aggressione al deputato 5stelle Donno, che continua imperterrito la sua battaglia contro lo squadrismo che lo avrebbe “quasi ucciso” e non torna indietro sul suo approccio molto poco istituzionale nei confronti di un Ministro della Repubblica. Ma su un punto siamo sicuri, da quelle parti sulla lotta al fascismo – invisibile – non si cade mai in errore. Una costante irrinunciabile per veri democratici come Pd, M5S, Avs, PSI, + Europa, Cgil e ANPI, che non rinunciano alla loro amato ‘bella ciao’ e a colpi di slogan invocano: “unità, unità”, ma di cosa?

Angelo Bonelli ha esclamato che “il Paese ha cominciato a capire che questo è un governo di una destra pericolosa, camuffata, che vuole eliminare i poteri di garanzia del capo dello Stato, vuole svendere il Sud a Matteo Salvini e per questo è necessario che le opposizioni comincino ad essere unite”. Non sappiamo a quale Italia si riferisca ne al pericolo camuffato che descrive, ma conosciamo l’Italia vera. Quella democratica di chi vuole fare, di chi vuole vincere le elezioni e poi governare. Indubbiamente un concetto difficile da digerire quando si è consapevoli che in questi termini – facendo scegliere agli italiani – non si sarebbe stati un solo giorno al governo dal negli ultimi tredici anni e non solo.

Purtroppo per loro però, la pacchia potrebbe essere finita. Addio governi tecnici, addio campi larghi e campi tirati al solo scopo di provare a vincere per sommatoria di liste. Noi la pensiamo diversamanete, e diciamo chiaramente avanti verso il sì pieno e convinto all’Italia, quella realmente democratica.