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È ufficialmente sul tavolo e sembra sempre più concreta l’ipotesi che Donald Trump scelga come suo Vice Presidente il senatore J.D. Vance. Senatore 39enne eletto in Ohio nel 2023, Vance ha recentemente dichiarato di non essere ancora stato “chiamato”, ma ha fatto capire che nell’ipotesi, direbbe di sì.

“Riuscirebbe a immaginarsi dietro lo scranno della ‘Resolute’ come presidente?” gli hanno domandato post conferenza lo scorso weekend. “Beh, credo sia una scelta di Donald Trump, se mi sceglierà come
vicepresidente” ha risposto Vance. “Ci sono molte cose da fare al Senato degli Stati Uniti. Mi piace essere un senatore. Il Presidente (Trump) non me l’ha chiesto. Ma se lo facesse, glielo direi anche a lui”. Incalza l’inviato: “Ma sarebbe pronto a diventare presidente il primo giorno? È il compito più importante per un vicepresidente…”. “Ho visto molte persone operare in politica e mi sento molto a mio agio a fare questo lavoro”, ha detto Vance “ma bisogna avere anche un po’ di umiltà. È un lavoro enorme, enorme per chiunque. Non sto facendo un’audizione per questo lavoro. Ho chiesto al popolo dell’Ohio di eleggermi senatore degli Stati Uniti, ma di certo, se Trump alza il telefono e chiama, la prima riflessione che farei con me stesso è: non solo potrei essere il vicepresidente, ma potrei anche occupare la poltrona più importante e se me lo chiederà, ci penserò, ma credo che la risposta sarebbe sì. Francamente, abbiamo avuto fin troppi insider politici che hanno fatto un pessimo lavoro nel governare questo Paese”, ha continuato. “Alcuni di loro avevano molta esperienza politica. Altri nessuna. Conosco molto bene Trump. Mi piace, è in ottima salute ed è quello che serve al nostro paese. Quindi chiunque lui sceglierà come vicepresidente, avrà la possibilità di fare un gran lavoro per il Paese nei prossimi quattro anni. E ci sono molte persone valide che potrebbero ricoprire questo incarico. Io certamente farei il massimo per aiutarlo in ogni mio modo possibile.”

Il Sen. J.D. Vance ha vinto lo scorso weekend il sondaggio condotto durante la “People’s Convention” di Turning Point Action che chiedeva agli elettori chi vorrebbero come vicepresidente. E bene il 43% ha espresso la preferenza su di lui. Charlie Kirk, fondatore di Turning Point USA, ha descritto Vance come uno dei “più capaci e articolati difensori e surrogati di Trump”. Tra le altre opzioni Scott ha ricevuto il 15,4%, Rubio il 7,7% e Burgum il 7%. Kirk ha aggiunto che gli elettori del MidWest “sono proprio gli elettori del muro blu che dobbiamo conquistare a novembre per reclamare la Casa Bianca”. Inoltre, durante un’intervista rilasciata alla CNN, Ashley Etienne, ex direttrice della comunicazione della vicepresidente Kamala Harris, ha descritto Vance come “la più grande minaccia per Kamala Harris”.

Dalla parte repubblicana sembra quindi sempre più nitida l’ipotesi del ticket Trump-Vance. Nel frattempo, tra i democratici continua la compagna “tutti contro Trump” e l’impegno sembra essere più incentrato a trovare celebrità che, dall’alto della loro vita privilegiata ed extra lusso, si esprimano contro Trump, invece che trovare una risposta politica ed efficace sul merito. Ma l’America è veramente e ancora vittima di questa assurda retorica?