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La Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata ieri (lunedì) a favore dell’ex presidente Donald Trump, affermando, con una decisione di 6 a 3, che Trump debba godere di immunità assoluta per i suoi poteri costituzionali fondamentali. La sentenza stabilisce che i presidenti sono coperti da “immunità limitata” per le azioni compiute durante il loro mandato. Quindi gli ex presidenti, secondo i sei giudici, hanno diritto almeno alla presunzione di immunità per i loro atti ufficiali ed i relativi procedimenti penali. Mentre l’ex presidente Donald Trump esulta per la decisione della Corte Suprema sull’immunità presidenziale, la campagna di Biden non perde tempo a descrivere la decisione come una “grande delusione”.

Ieri, quindi, la Corte ha ritardato la data del processo penale di Washington contro Trump relativamente all'”assalto a Capitol Hill” e l’accusa di aver complottato sulla sua sconfitta alle elezioni presidenziali del 2020. Si è posto un punto definitivo, quindi, alle prospettive dei democratici di processare l’ex presidente prima delle elezioni di novembre. Secondo la sentenza, infatti, il caso tornerebbe nelle mani della giudice Tanya Chutkan, che dovrà decidere se una parte delle accuse debba essere archiviata per la distinzione appena stabilita dai nove giudici, tra azioni realizzate nei poteri costituzionali del presidente e azioni intraprese nella sua capacità privata. Questo comporterebbe, secondo gli esperti, un ulteriore slittamento dei tempi del giudizio, andando oltre l’election day del 5 novembre.

“Una grande vittoria per la nostra costituzione e la nostra democrazia. Orgoglioso di essere un americano!” ha scritto Trump sul suo social TRUTH. Il presidente della Corte John Roberts, in rappresentanza della maggioranza della Corte, ha dichiarato: “Questo caso pone una questione duratura: quando un ex presidente può essere perseguito per atti ufficiali compiuti durante la sua presidenza? La nostra nazione non ha mai avuto bisogno di una risposta. Ma nell’affrontare questa domanda oggi, a differenza dei rami politici e dell’opinione pubblica in generale, non possiamo permetterci di fissarci esclusivamente, o addirittura principalmente, sulle esigenze del presente. In un caso come questo, concentrarsi sui “risultati transitori” può avere conseguenze profonde per la separazione dei poteri e per il futuro della nostra Repubblica.” Questo non significa che il Presidente goda di immunità per i suoi atti NON ufficiali o che tutto ciò che fa sia ufficiale, perché il Presidente non è al di sopra della legge. Ma allo stesso tempo, il Congresso non può criminalizzare la condotta del Presidente nell’esercizio delle responsabilità del potere esecutivo previste dalla Costituzione. Il sistema di separazione dei poteri ideato dai padri fondatori ha sempre richiesto un esecutivo vigoroso e indipendente. Di conseguenza, il Presidente non può essere perseguito per l’esercizio dei suoi poteri costituzionali fondamentali e ha diritto a un’immunità almeno presuntiva per tutti i suoi atti ufficiali.

“Questa immunità – conferma il giudice – si applica in egual misura a tutti coloro che occupano lo Studio Ovale, indipendentemente dalla politica, dalla linea politica o dal partito. In futuro, il caso sarà rinviato e probabilmente porterà all’archiviazione di alcune o tutte le accuse che l’ex presidente dovrà affrontare presso la corte federale di Washington in relazione alla rivolta del 6 gennaio in Campidoglio.” Ennesima buona notizia per Trump, che si avvicina verso una sempre più probabile rielezione.