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Dopo 14 anni di governo per i conservatori in Gran Bretagna è arrivato il tempo di sedere ai banchi dell’opposizione, e per i laburisti quello di cambiare prospettiva dentro i Comuni. L’ultimo Premier laburista fu Gordon Brown, era il 2010 e la stagione del New Labour inaugurata da Tony Blair nel 1997 volgeva al termine.  Ad interrompere una striscia di 18 anni di governo conservatore inaugurata nel 1979 da Margaret Thatcher e proseguita fino al 1997 da John Major fu proprio la rivoluzione innescata nella sinistra inglese da Blair, poi il diluvio. Conclusa quella stagione i conservatori tornarono al potere con David Cameron nel 2010 e diedero inizio ad una stagione complessa e cruciale nella storia del Regno Unito.  

Oggi con una sconfitta sonora, la peggiore, i tories pagano esclusivamente le loro colpe, ma attenzione non quelle paventate da alcuni secondo cui sul consenso ha pesato la Brexit e i suoi effetti, voluta tra l’altro da gran parte dell’elettorato laburista, ma le divisioni interne ad un partito che dopo l’uscita di scena – anticipatamente – di Boris Johnson non ha più saputo ricostruire un rapporto diretto con il proprio elettorato. Cinque anni fa, era il 2019, Johnson ottenne un successo senza precedenti strappando interi sobborghi del nord storicamente di sinistra ai laburisti e la cartina del Regno Unito si tinse interamente di blu. Di quel blu non è rimasto che un flebile segno, dei minuscoli puntini che richiamano alla mente di tutti le parole di Borsi Johnson nell’atto di lasciare il 10 di Downing Street e la guida dei tories: “Come Cincinnato tornerò al mio aratro” aveva detto e cosi ha fatto. 

Come Cincinnato però ora è arrivato il momento del ritorno, della chiamata collegiale che i tories non possono più rimandare, perché ne va della sopravvivenza stessa del padre di tutti i partiti conservatori contemporanei. 

Bojo lo sa, e il suo ritorno seppur di mera facciata in questo ultimo strascico di campagna elettorale è stato il primo importante segnale. A lui si sono rivolti i conservatori preoccupati di perdere il seggio in queste già annunciatissime traumatiche elezioni. Il tempo di Sunak è giunto al capolinea, e come ebbe a dire un giovane Claudio Martelli in un celebre dibattito sulla fiducia:“ quando il treno si ferma si scende tutti, macchinista compreso”. E il treno del conservatori si è fermato bruscamente ora, e se non correranno ai ripari il rischio di crollare maggiormente è dietro l’angolo. 

Questi non sono tempi per uomini normali, ma il tempo dei Cincinnato, pronti a lasciare l’aratro e indossata la toga mettersi alla guida dei conservatori per riconquistare la Nazione prima che sia troppo tardi.