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GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Sassi e scontri con la polizia, incendi, monumenti imbrattati e caos generale per la vittoria della
sinistra in Francia. Figurarsi cosa sarebbe successo se avesse perso. La sinistra radicale dei centri sociali e anti Israele è scesa in piazza a cantare “siamo tutti antifascisti” (in italiano) nel centro di Parigi. Il cordone sanitario a difesa della democrazia ha funzionato, il fronte anti Le Pen e lo spauracchio antifascista hanno vinto, senza però ottenere la maggioranza assoluta.

Il piano di Macron per sconfiggere Le Pen è andato a buon fine, adesso vedremo quale sarà il piano per governare la Francia con un fronte così frammentato, con Mélenchon che rivendica da ieri sera il Governo del Paese. La grandissima affluenza ai seggi ha certificato la vittoria della sinistra in una grande ammucchiata, con partiti comunisti e antisistema, ma anche il record di voti di RN e alleati, che infatti si è
classificato come primo partito e ha superato i 10 milioni di voti, e stare all’opposizione potrebbe fargli guadagnare maggiore consenso in attesa delle prossime elezioni Presidenziali del 2027. Bisogna però capire cosa vorrà fare il Presidente Macron, il centro infatti ha ottenuto il secondo posto, ma c’è un serio rischio di ingovernabilità del Paese viste le visioni politiche difficilmente conciliabili con quelle di Mélenchon.

La cosa certa è che l’elezione anticipata ha conferito a Macron e al centro politico un ruolo cruciale, ribaltando di fatto la percezione rispetto agli esiti delle europee. A che prezzo però? Questo lo capiremo nelle prossime ore, sicuramente la Francia ne esce indebolita e frammentata agli occhi dell’opinione pubblica. A livello europeo, in attesa della conferma a Bruxelles dell’Ursula bis, si è formato il nuovo gruppo Patrioti per l’Europa dove sono confluiti diversi partiti tra cui Fidesz di Orbàn, Vox, l’Italia con la
Lega e appunto RN. L’ascesa di Bardella a premier francese avrebbe rafforzato considerevolmente il peso del gruppo europeo, ovviamente in attesa del voto americano di novembre che nel caso di vittoria di Trump cambierebbe gli scenari.

Per quanto riguarda la politica italiana e il voto in Europa, Giorgia Meloni non ha mai avuto un rapporto idilliaco con Marine Le Pen, si pensi ad esempio alle posizioni sull’Ucraina, anche se in vista delle europee pareva esserci stato un avvicinamento. Le posizioni di RN sono però ancora percepite come poco rassicuranti, soprattutto in merito alla politica estera, alle posizioni economiche, europee e atlantiste. Quella della Le Pen non è ancora percepita da molti come una destra istituzionale, tanto che molti gollisti non l’hanno appoggiata. Si pensi anche al PPE, dove Tajani si è sempre mantenuto distante dalle posizioni della Le Pen ma converge per un lavoro di squadra con la Meloni.

A seguito anche della sconfitta dei conservatori inglesi, quello che emerge in queste frenetiche settimane elettorali, è che la destra di Giorgia Meloni ad oggi è l’unica destra ad avere un pieno consenso nazionale e il suo peso specifico, a livello europeo e internazionale, è aumentato ulteriormente.