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Chi l’avrebbe mai detto? A fronte di un’estrema sinistra che giustamente alza la testa e soprattutto i toni, dimostrando come le istanze di una Francia che si ritrova iper-giacobina, antisemita e con grosse influenza musulmane ne rappresenti sicuramente una grossa fetta, vediamo come nel suo interno si profilino già delle grosse differenze.

Nel NFP – il Nuovo Fronte Popolare – infatti, troviamo un partito come La France insoumise con un programma chiaramente neocomunista che include tutte le tematiche care anche ai progressisti di casa nostra: nessun sviluppo economico e quindi sociale, ma solo diritti senza doveri. Troviamo poi il Partito Socialista di Olivier Faure, che è riuscito nell’unico scopo di fare barrage alla destra, senza un programma proprio, riuscendo ad ottenere un numero di seggi molto consistente proprio tra quella fascia di popolazione non pronta a votare la destra, ma neanche a lasciarsi abbindolare da un partito antisistema come quello di Mélenchon.

Dall’altro lato troviamo un partito Gaullista che ha già fatto capire che si prenderà le responsabilità di governare se chiamata dal Presidente, ma solo in un quadro che escluda la sua destra e un RN che accusa il colpo in maniera quasi fisica, con una delusione palpabile sul volto dei militanti che forse avevano
festeggiato troppo presto. Il simbolo di questo inaspettato risultato è la smorfia sofferente di Marine Le Pen durante l’intervista sul primo canale televisivo, dove ha ricordato come il suo Rassemblement National abbia più che raddoppiato i seggi ma che l’onda di destra non sia stata forte a sufficienza per
scardinare un sistema ben imbullonato dai mandarini che hanno frequentato l’ENA.

Ecco, quindi, che una strana galassia di forze tra loro antagoniste a parole, ma che si conoscono molto bene, abituate da decenni a governare e ben inserite nei gangli statali, piano piano si sta formando in vista del nuovo governo. Le interviste di Hollande su TF1 e il discorso del primo ministro dimissionario Attal da Matignon stanno profilando qualcosa che fino a sette giorni fa sembrava impossibile. E poi c’è lui, Emmanuel Macron, il capo di stato, colui che ha indetto queste elezioni dopo la batosta subito all’europee.

Non si può negare che il Presidente francese abbia rischiato la dissoluzione con la sua pericolosa desistenza con il Nuovo Fronte popolare. Ma, pur perdendo, forse è proprio lui adesso ad avere le migliori carte in mano da giocare nelle trattative politiche. Lungi dal fare i profeti, il risultato fa presumere che Macron tenterà la carta “Angela Merkel”: una “Grosse Koalition” che comprenda forze che vanno dai
socialisti alleati (ma non troppo) di Mélenchon ai gaullisti anti-Chotti. Una maggioranza non troppo
debole e soprattutto facilmente piazzabile in Europa, una forma di maggioranza Ursula. 

Il suo egocentrismo farà si che Macron non accetti un ruolo di secondo piano nella coalizione di governo?Sarà in grado la V° Repubblica di sopportare che un’ulteriore minoranza parlamentare possa governare fino alle prossime Presidenziali? I prossimi giorni ci diranno se questo scenario è possibile, ma una cosa è certa: il gatto ha 7 vite.