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Esattamente come la scorsa settimana non potevamo che aprire il lunedì con le novità inerenti alle elezioni francesi: e che novità! Con un radicale cambio di rotta rispetto all’esito del primo turno, infatti, i francesi virano a sinistra, premiando il Nuovo Fronte Popolare, che ha ottenuto 180 seggi.

Una corazzata formata da partiti di estrema sinistra guidata da Jean- Luc Melenchon, personaggio assai controverso, noto negli ultimi tempi per la sua ambiguità nel condannare gli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso, oltre a mostrare da anni una certa ostilità nei confronti di Israele. Al secondo posto, risorto, per ora, dalle ceneri è la compagine centrista di Macron, Ensemble, che ottiene 159 seggi, e, infine, il Rassemblement National di Le Pen-Bardella, che si attestano terzi con 142 seggi. Una vittoria, quella di Melenchon, dura da digerire per il titolare dell’Eliseo Macron, il quale ha già ricevuto dei chiari diktat dal leader di estrema sinistra: “Macron se ne vada o nomini un premier tra le nostre fila”, ha dichiarato Melenchon, aggiungendo che “la volontà del popolo deve essere rigorosamente rispettata. Nessun accordo sarebbe accettabile. La sconfitta di Macron e della sua coalizione è chiaramente confermata, il presidente deve inchinarsi e accettare la sua sconfitta e chiedere al Nuovo Fronte Popolare di governare”

Tuttavia, concentrandoci maggiormente sui fattori tecnici che hanno portato a questo ribaltamento di risultati, è necessario analizzare alcuni aspetti. In base ai sondaggi IPSOS, infatti, emergono dati assai interessanti, una vera e propria “Sociologie des electorats”, come richiamano molti quotidiani francesi. E’ interessante, infatti, notare come il Rassemblement National, nonostante la sconfitta, colpisca una grande varietà di elettorato, ampliando la sua compagine di voto: oltre alla sua tradizionale fascia di elettori, composta prevalentemente da operai e impiegati, infatti, l’asse Le Pen-Bardella ha conquistato, rispetto ai dati del 2022, la fascia dei pensionati, delle donne, dei più ricchi e persino degli over 35, raddoppiando le percentuali in queste ultime categorie, che hanno raggiunto anche il 30% rispetto al 15% circa a cui si attestavano due anni fa. I dirigenti e le fasce più qualificate risultano essere invece le fasce di popolazione meno influenzate dal Rassemblement National.

La maggioranza dei giovani tra i 18 e i 24 anni, invece, ha chiaramente virato a sinistra verso il Nuovo Fronte Popolare, che ha cercato di addentrarsi nelle fasce di incerti e di coloro che si sono astenuti dal voto durante il primo turno del ballottaggio di domenica scorsa. Una mossa decisiva per Melenchon. I dipendenti pubblici, gli universitari, i lavoratori di origine straniera, gli amministratori locali, i movimenti agro-ecologisti, le famiglie multietniche e una parte di pensionati, sembrano, invece, la parte di cittadinanza che è stata propensa a dare fiducia al Fronte popolare. Una vittoria, quella dell’estrema sinistra, che, come un terremoto, scuote fortemente gli equilibri futuri di governo. ”Sono contento perchè è stato evitato il pericolo della destra, ma la Francia si trova in una situazione ingovernabile” ha dichiarato il Primo Ministro Gabriel Attal, rassegnando le dimissioni, rigettate poi da Macron.

Uno scenario di grande instabilità, dunque, quello che si prospetta per la Francia. Ma come ne è uscita la destra? Come le scorse elezioni, la Le Pen si ritrova ad uno scalino dall’ingresso all’Eliseo, una sconfitta cocente. Tuttavia, come ha scritto in un post poco fa il suo delfino, Jordan Bardella, questa sarà la base per numerose vittorie future.