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Il secondo turno delle elezioni legislative francesi ha visto una netta affermazione del Nuovo Fronte Popolare, cartello di estrema sinistra comprendente comunisti, socialisti, islamisti, ambientalisti radicali e altre formazioni minoritarie. Al secondo posto è arrivata Ensemble, coalizione centrista di ispirazione liberaldemocratica, seguita dal Rassemblement National e dai Repubblicani, i due principali partiti della destra francese che si sono presentati autonomamente.

Il sistema elettorale francese, impostato su un ballottaggio nei collegi che a volte vede concorrere anche più di due formazioni, ha portato ad un’innaturale intesa tra i centristi di Macron e la sinistra radicale di Melenchon, che hanno stretto un patto di desistenza per arginare i candidati del RN, mentre sul versante opposto le due principali famiglie della destra francese, i gollisti e i lepenisti, si sono presentati autonomamente dividendo l’elettorato conservatore. In seguito alla netta sconfitta alle elezioni europee, Macron ha scelto di salvare se stesso a discapito della stabilità e del futuro del suo paese, sciogliendo l’Assemblea Nazionale e stringendo un patto con l’estrema sinistra, che, nonostante tutto, lo ha continuato a contestare pesantemente in campagna elettorale, dichiarandosi indisponibile ad eventuali compromessi di governo. L’Assemblea Nazionale, oggi, si ritrova divisa in tre blocchi (sinistra, centro e destra) e la formazione di una maggioranza è un’impresa ardua. 

La principale motivazione che ha portato ciò che rimaneva della coalizione macroniana ad offrire l’anticamera del governo a Melenchon è stata la necessità di arginare un presunto pericolo di estrema destra rappresentato da Jordan Bardella, giovane leader del RN e autore di una trasformazione del partito in senso conservatore. Un’argomentazione che si smentisce da sola, guardando i cosiddetti “moderati” che scelgono senza battere ciglio un cartello radicale e facinoroso, che vede saldarsi, in nome dell’odio verso l’Occidente, la sinistra estrema con il fondamentalismo islamico. Non sono mistero le dichiarazioni antisemite e filoislamiche dei candidati di Melenchon e le posizioni chiaramente antioccidentali del Nuovo Fronte Popolare. Tutto questo si aggiunge alla continua instabilità delle periferie, ai disordini che si sono visti nelle strade delle principali città francesi ad opera della sinistra “islamocomunista” e alle continue preoccupazioni espresse dalla comunità ebraica francese, che da tempo denuncia l’ascesa di un antisemitismo di matrice islamica.

Le colpe, però, non sono da una sola parte. Il Rassemblement National vola al 37%, un aumento del 4% rispetto al primo turno, e, nonostante tutto, raddoppia il numero dei rappresentanti nell’Assemblea Nazionale. Il cordone sanitario attorno alla destra francese continua a reggere ma diventa sempre più difficile contenere un movimento d’opinione che continua a dimostrare la sua insofferenza verso il tecno-progressismo europeo e i limiti di un’utopica società multietnica che ha consegnato interi quartieri al fondamentalismo islamico. La strategia della normalizzazione intrapresa da Bardella è quella giusta, ma il fantasma di Marine Le Pen, che continua a guidare indirettamente il suo partito, può rappresentare un ostacolo e un limite a questo progetto politico. La strada di Bardella è quella giusta ma ci sono ancora molti chilometri da percorrere. Sullo stesso versante i Repubblicani, partito che affonda le sue radici nella tradizione della destra gollista, attraversano una crisi d’identità che li ha portati a non comprendere la tendenza che attraversa la Francia e fette non marginali del loro storico elettorato che si sono affidati alla destra lepenista. I gollisti, a differenza del loro fondatore, non hanno colto l’appuntamento con la storia e hanno scelto di non schierarsi nella battaglia di civiltà che si sta combattendo in tutto l’Occidente. Eric Ciotti, presidente dei repubblicani, aveva tentato di portare il partito ad un’intesa con il RN ma tensioni interne hanno impedito l’operazione e una mozione di sfiducia, ritenuta controversa e irregolare, ha portato all’espulsione dal partito del suo presidente, che ha scelto di sostenere il RN con la sua lista “Repubblicani a Destra”.

La creazione di un blocco d’ordine, di un’Unione Nazionale, tra il RN e LR è diventata di conseguenza un miraggio e un’occasione persa, visto che oggi avrebbe certamente la maggioranza relativa e sicuramente quella assoluta. La Francia si trova ad un bivio ed è ormai chiaro che le posizioni centriste e mediane hanno fatto il loro tempo. La Repubblica vive una crisi decennale, un conflitto tra le grandi città e la Francia profonda, tra l’ordine e il caos, tra l’Europa della civiltà e l’islamizzazione. In questo frangente di instabilità, violenza ed estremismo tornano alla mente le parole che il generale Charles De Gaulle disse ai francesi nella loro ora più buia del secolo scorso. “La Francia ha perso una battaglia ma non ha perso la guerra”.