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Dal 29 giugno al 1 luglio a Parigi si è tenuto il Free Iran Summit 2024, organizzato dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) e dalla presidente Maryam Rajavi. Un appuntamento annuale che dal 2016 richiama nella capitale francese delegazioni da ogni parte del mondo allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i policymakers sulla necessità di una vera alternativa democratica al regime di Teheran.

Il popolo iraniano vanta una storia millenaria, una ricchezza e un patrimonio culturale di inestimabile valore, ma purtroppo, da oltre 40 anni, è governato da un regime che ha fatto precipitare il paese in un vortice di oscurantismo, autoritarismo e violenza brutale. Violenza interna ed esterna, violenza verso la popolazione civile, verso i dissidenti e verso i paesi vicini. Si parla di oltre 120.000 esecuzioni dal 1979 ad oggi, oltre ai tantissimi casi di detenzione senza processo e di tortura. Nel 2023 l’Iran è stato il paese con il maggior numero di condanne capitali eseguite, oltre 850 in un anno. Il regime degli ayatollah, inoltre, sostiene attivamente organizzazioni terroristiche come Hezbollah, Hamas e gli Houthi per espandere la propria influenza in Medio Oriente e per colpire i grandi rivali regionali come Israele e Arabia Saudita.

Le imponenti proteste avvenute dopo l’uccisione di Mahsa Amini nel settembre 2022, che hanno commosso il mondo intero per la tenacia e il coraggio dimostrato dai manifestanti, soprattutto giovani e donne, hanno dimostrato che un’alternativa allo status quo esiste, che la Repubblica islamica non è invincibile, non è destinata a durare per sempre e come tutti i regimi autoritari cadrà sotto il peso delle proprie contraddizioni interne e dei propri fallimenti militari, economici e sociali. Questo è il messaggio che la conferenza di Parigi ha voluto trasmettere. Un messaggio di sfida al regime e di supporto al popolo iraniano e al NCRI, l’unica opposizione veramente democratica ai mullah.

Maryam Rajavi ha illustrato il Piano di 10 punti per il futuro dell’Iran, che comprende, tra le varie cose, il rifiuto della Sharia, l’abolizione dei tribunali religiosi islamici e la soppressione dell’IRGC (i Pasdaran), la piena uguaglianza tra uomini e donne, la non proliferazione nucleare e l’economia di mercato. Una rivoluzione copernicana rispetto all’Iran di oggi. Al summit sono intervenuti numerosi esponenti di punta della politica internazionale, da Mike Pence a Mike Pompeo, da John Bolton a Stephen Harper, da Guy Verhofstadt a Peter Altmeier (in collegamento da Berlino). Durissima la linea degli americani contro il regime iraniano: Mike Pence ha dichiarato che “il vento del cambiamento soffia più forte che mai a Teheran”, che il regime è isolato e che la morte di Raisi, definito “butcher” e “evil man”, rende il mondo più sicuro. L’ex Vicepresidente ha poi condannato la politica di Biden sull’Iran, definita “naive” come quella di Obama, e ha promesso che il regime, da sempre sponsor di Hamas, pagherà per il massacro del 7 ottobre.

Mike Pompeo, Segretario di Stato durante l’amministrazione Trump, si è detto contrario all’appeasement nei confronti del regime e ha rivendicato con orgoglio l’eliminazione di Qassem Suleimani, capo delle forze Quds, ucciso da un drone americano nel gennaio 2020. John Bolton, uno dei falchi dell’amministrazione Bush e poi in quella di Trump, ha detto che rovesciare il regime è l’unica possibilità per liberare il paese dalla morsa autoritaria e ha messo in guardia contro il nuovo asse del male, Teheran-Mosca-Pechino, che si sta rafforzando. Stephen Harper, ex Primo Ministro del Canada, ha affermato che gli iraniani non temono il cambio di regime e nemmeno gli europei, ma quest’ultimi, spesso troppo cauti nel condannare la Repubblica Islamica, hanno motivo di temerlo. “Cosa c’è di peggio dello status quo?” ha domandato Harper. “Cosa c’è di peggio di un regime brutale e oscurantista che supporta il terrorismo, reprime nel sangue le proteste e cerca di ottenere l’arma nucleare per diventare inattaccabile?”.

Interessante anche il punto di vista di Verhofstadt, liberal, europeista e sicuramente distante politicamente dalla destra americana, ma molto allineato alle posizioni hawkish dei repubblicani americani sull’Iran. L’ex Primo Ministro belga ha detto che l’Europa dovrà cambiare approccio alla questione iraniana, perché il tentativo di riavvicinamento con il regime non ha dato i frutti sperati e, al contrario, ha rafforzato gli ayatollah. “The regime can’t be trusted”, questo il succo del discorso di Verhofstadt. Da parte delle delegazioni provenienti dall’Europa orientale, soprattutto ucraini e baltici, è stato duramente criticato il supporto iraniano alla Russia, specialmente la fornitura di droni utilizzati per colpire le forze armate, le infrastrutture e i civili ucraini.