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GIOVANNI TOTI REGIONE LIGURIA

Il Presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, resterà sulle spine ancora un paio di giorni, in attesa che venga presa la decisione che manterrà o revocherà gli arresti domiciliari a cui è sottoposto da ormai due mesi. Il Presidente si trova accusato di corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio. Secondo l’accusa, egli avrebbe pressato per la costruzione di due punti vendita Esselunga, nonché agevolato privati con dei finanziamenti.

In pochi che commentano l’assurda vicenda che sta subendo il governatore ligure hanno letto realmente le carte. Impossibile non considerare Toti una vittima della giustizia faziosa. La procura, infatti, ha insistito affinché non vengano revocati i domiciliari per due motivi: non tutte le persone coinvolte sono state sentite; e perché il Presidente può ancora influenzare i funzionari in vista delle prossime elezioni. La difesa, davanti a queste affermazioni, ha colto l’occasione per demolire questa accusa, annunciando la non ricandidatura di Toti (il cui terzo mandato è teoricamente possibile, visto che la Liguria non ha recepito il divieto di un massimo di due mandati), nonché l’abbondanza di tempo fino alle prossime elezioni, che avverranno tra più di un anno.

Significativo è anche il parere che la difesa ha richiesto al Costituzionalista Sabino Cassese, il quale ha dichiarato che le misure restrittive adottate nei confronti di Toti non rispettano il principio della ragionevolezza e della proporzionalità, paralizzando, difatto, il funzionamento della regione. A questo punto si aprono due strade: la revoca dei domiciliari o il ricorso ad un giudizio di costituzionalità.

Al momento è Toti a subirne le conseguenze, in quanto si ritrova da più di 60 giorni isolato in casa con giustificazioni futili. Questa vicenda giudiziaria deve fare da monito alla magistratura e a tutti i cittadini italiani: la giustizia deve trionfare sempre, ma con la vicenda di Toti di certo siamo davanti a una totale ingiustizia.