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Ci capita spesso di citare quella celebre sentenza di Karl Marx – destinata ad avere vita propria – contenuta in quell’acutissimo e dissacrante articolo dal titolo evocativo Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte: “La storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa”. Per questo noialtri nerd della politica nel vedere già sorgere e sopratutto poi affermarsi del Nuovo Fronte Popolare in Francia, con il nostro spirito conservatore, abbiamo maliziosamente rammentato il primo numero della rivista Omnibus fondata e diretta dall’immenso Leo Longanesi.

A molti forse – eccetto noi – non dirà nulla, del resto quando uscì quel primo numero era il marzo del 1937, il 28 per l’esattezza, e quello che sarebbe stato il padre di tutti i settimanali italiani ( l’Espresso, Il Mondo, Panorama) esordiva in prima pagina con la foto di Leon Blum, neo Primo Ministro e leader del Fronte Popolare ( il “nuovo” si riferisce proprio all’esperimento degli anni ‘30) con una didascalia in pieno stile longanesiano: “le idee sono socialiste, ma il sarto è borghese”. Graffiante come solo il romagnolo Longanesi poteva essere, ma acutissimo nel descrivere la realtà, le storture e “i misteri di Francia” come si intitolava l’editoriale in quel numero che fece storia. 

Anche allora il Fronte Popolare nacque dall’idea di unire socialisti e radicali con l’appoggio esterno dei comunisti e quella volta riuscì ad ottenere la vittoria e a governare. Il sarto cui allora di faceva riferimento era quello che cuciva gli abiti all’’élite della sinistra d’oltralpe – allora la sinistra non era descamisada e priva di stile istituzionale come oggi – oggi il sarto borghese invece è quello che volente o nolente ha cucito la vittoria del Nouveau Front populaire, il Presidente Emmanuel Macron. 

Certo la Terza Repubblica fu cosa ben diversa dall’odierna sezione della Quinta Repubblica e concluse tragicamente la sua storia, ma di certo Macron può considerarsi il più grande elemento destabilizzante della politica francese. Lui fu il terzo incomodo che nel 2017 impose la sua personalissima terza via al binomio di governo tra gollisti e socialisti, realizzando una visone propria e non meno efficace di bonapartismo, vecchia tradizione nella politica francese. 

Macron per la prima volta da quando è il protagonista indiscusso della politica francese ha rischiato di perdere non solo la sua centralità, ma l’autonomia stessa nella gestione del potere. Potere che deriva da una Costituzione perfetta, disegnata anche qui da una grande sarto costituzionale come Michel Debré sulle ampie spalle del Generale De Gaulle. Macron in quell’abito nonostante la statura mingherlina ci si è calato perfettamente, usandone con abilità e spregiudicatezza tutti i poteri. La sua capacità è stata quella di distruggere lentamente la sinistra socialista e di risucchiare lentamente il gollismo, incorporando il riformismo dell’uno, e il governismo dell’altra. Operazione facilitata dal sistema politico francese, quel doppio turno, bestia nera della destra in ogni dove e dal caos provocato da agitatori macroniani nei due partiti giganti della storia politica francese. 

Macron è entrato però nella sua parabola discendente e il suo consenso è ai minimi storici, non solo, il suo partito, che in fondo è un partito del tutto personale, nella caduta libera è stato trascinato. Di qui se poi si aggiunge la situazione della Francia oggi è chiaro che le forze più estreme e diametralmente opposte al macronismo e ai suoi equilibrismi ha finito per comprimere i già deboli confini della coalizione presidenziale. Le elezioni europee sono state la causa e anche la definitiva consapevolezza che il crollo del sistema è imminente, e allora Macron si è deciso a giocare la carta più spregiudicata, ma anche la più democratica, dunque la più istituzionale, lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, arrivando così a determinare la più radicale contrapposizione della storia, tra destra ed estrema sinistra. 

Per oltre due settimane è stato accusato di essere l’uomo che avrebbe consegnato al duo Le Pen – Bardella la Francia, eppure anche qui ha saputo giocare di sponda con i suoi più grandi nemici, che lo odiano molto di più e sicuramente più furentemente del RN, la sinistra radicale, i comunisti, Melenchon che nella galassia della  politica francese vale come nome molto più di tante sigle. Ed eccolo qui due giorni dopo essere dato per morto  nuovamente al centro dello scacchiere, lui il più borghese tra i sarti a cucire addosso l’abito del potere alla sinistra “indomita” di Melenchon, con la speranza di spaccare il Fronte Popolare e costruire l’ennesima colazione di governo risucchiando a destra e a sinistra pezzi e numeri fondamentali per la maggioranza parlamentare. 

Consapevole forse più di tanti che l’inarrestabile onda della destra prima o poi arriverà, che la Vandea sta per calare su Parigi, e  che questa volta la sua Convenzione non avrà la forza per resistere. Ma intanto il tempo sarà passato e il 2027 chiuderà questa stagione per sopraggiunti limiti costituzionali, e allora tutto sarà stato vano, ma a Macron forse questo non importerà, in fondo egli come Presidente  della Repubblica francese è un monarca, e come il suo predecessore alla guida della Francia Luigi XV, guardando quello che succederà avrà già pronunciato il suo: après moi le déluge!