Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Si festeggia in questi giorni, a Washington, un traguardo importante per l’Alleanza Atlantica. Un traguardo sul quale, tenendo in conto gli attuali scenari di tensioni e i prossimi appuntamenti politici (soprattutto la conferma della von der Leyen alla guida della Commissione e l’elezioni americane a novembre), è ancor più importante riflettere. Giorgia Meloni, che rappresenta oggi il governo europeo più stabile, è volata al quartier generale della NATO insieme a Tajani e Crosetto.

Il traguardo dei 75 anni del Patto Atlantico, siglato il 4 aprile 1949, deve farci riflettere sul ruolo che la stella polare della libertà, comune a tutti i paesi membri della NATO, gioca in ogni partita internazionale. La libertà (e la democrazia) da una parte, gli autoritarismi dall’altra. Qualcuno potrebbe storcere il naso: ma come, si chiederà qualcuno, la NATO, un’alleanza militare che produce inevitabilmente morti (evviva il realismo!), fa rima con libertà? Sì, proprio così. NATO fa rima con libertà dei popoli; con la libertà di poter scegliere sotto quale “ombrello protettivo” porsi; con la libertà di potersi affermare nel mondo, guidati dalla pace e dalla stabilità internazionale. Tutto questo, non solo guardando a ciò che accade da ormai due anni a Kiev, è oggi in palese pericolo. Per colpa della NATO stessa? Per colpa, più in generale, dell’Occidente, considerato come magma politico e valoriale in declino infaustamente? Tutto vero, ma ciò non può fermare ciò che la NATO rappresenta.

NATO non fa rima solo con difesa comune, applicazione dell’art. 5 (la norma che prevede una reazione difensiva unitaria qualora uno dei paesi membri venga attaccato), giochi di potere legati ad interessi economici di stampo prettamente bellico e via dicendo (si prenda ciò che la propaganda putiniana “sputa” da mesi a questa parte per continuare l’elenco). L’Alleanza Atlantica non è immune da errori, ci mancherebbe. Anzi, a tal proposito una piccola parentesi: si consiglia proprio ai sostenitori dell’alleanza di essere concretamente realistici nel commentare le scelte della NATO: solo partendo dai “mea culpa” si può pensare di condurre il mondo sui binari della libertà e della pace. Tornando a quanto sopra, quindi, si è primi qui a riconoscere che negli anni la reazione dell’Occidente in alcuni scenari di guerra è stata fallimentare: in primis, guardando ai nostri interessi nazionali, la questione libica è ancora faustrice di conseguenze devastanti. Nonostante però gli errori, la bussola non va persa. E in Occidente, a partire da un antisemitismo crescente, il rischio è che questa bussola – una bussola di libertà – la si stia perdendo. Alleanza Atlantica fa rima con qualcosa di “oltre”: rappresenta un modello di vita, un insieme di valori irrinunciabili, un perno su cui i paesi membri da sempre possono ciecamente contare nonostante talvolta i compiti non vengano eseguiti a casa propria.

Ora, lo scenario principale di cui discuteranno i 32 leader riuniti in questi giorni a Washington è certamente quello ucraino, senza però dimenticare gli impegni dei paesi membri rispetto ai finanziamenti da recapitare all’Alleanza Atlantica. Su quest’ultimo punto – gli States, in particolare durante la presidenza Trump, hanno fatto palese la volontà di portare la spesa militare UE al 2% del Pil – il ministro della difesa Crosetto è stato chiaro: per raggiungere questo obiettivo vanno scorporate le spese per la difesa dal patto di stabilità europeo. Altrettanto netto e coerente è stato il nostro Presidente del consiglio: l’Italia raggiungerà l’obiettivo secondo i propri tempi (vedasi le parole di Crosetto). Per quanto riguarda, invece, il fronte ucraino, la NATO confermerà la sua unità al fianco di Kiev, volenterosa di entrare presto nell’alleanza. Non può essere diversamente, ancor di più dopo l’infame e sanguinoso attacco, o meglio, crimine di guerra perpetrato dalla banda di Putin pochi giorni fa a danno di un ospedale pediatrico.

Non possiamo dare per scontato il nostro vivere civile, libero e democratico che caratterizza l’Occidente. Tutto ciò è permesso anche dalla difesa militare, dalla possibilità di difendere e attaccare, di porre dei limiti invalicabili, sorpassati i quali la reazione non si fa attendere. Questa è la NATO, questa è la libertà.