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MILANO PRIDE 2023, COLORI ARCOBALENO, PALLONCINI, MANIFESTAZIONE, DIRITTI LGBTQ+

È comune che la Spagna venga considerata un esempio di progresso nelle leggi femministe e LGBTQ+. Ma viene raccontata tutta la verità? E, cosa ancora più importante, è davvero questo l’esempio che l’Unione Europea vuole seguire? Un modello che riduce le condanne degli autori di reati sessuali, che permette ai minori di cambiare sesso o di abortire senza il consenso dei genitori…

La Legge Organica di Garanzia Integrale della Libertà Sessuale conosciuta come la Legge del “Solo sì è sì” e promossa dall’allora Ministro dell’Uguaglianza, Irene Montero (Podemos), affermando che si trattava di una delle leggi più all’avanguardia al mondo a favore dei diritti delle donne, è entrata in vigore il 7 ottobre 2022 ma, meno di un anno dopo, anche il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è stato costretto a definirla il “più grande errore” della sua amministrazione. Infatti, fino allo scorso novembre,
quando il Consiglio Generale della Magistratura spagnola (CGPJ) ha aggiornato il numero dei beneficiari di questa legge, le riduzioni di pena per reati sessuali erano 1.233 e i rilasciati 126.

Il problema nasce dalla fusione del reato di abuso sessuale con quello di violenza sessuale; cioè, scompare il reato di abuso sessuale (comportamento di natura sessuale senza il consenso della vittima ma commesso senza violenza e/o intimidazione) e, così, tutti i comportamenti che violano il diritto legale alla libertà sessuale sono considerati aggressioni (reati sessuali più gravi, con intimidazioni e violenza). Come risultato, quelli che prima erano considerati “abusi” ora prevedono pene più severe ma invece le
vecchie “aggressioni”, ora possono avere pene inferiori. Così, ad esempio, troviamo che il Tribunale di Siviglia ha ridotto di cinuqe anni di carcere la pena inflitta nel 2019 a Miguel Ángel F.D. per aver aggredito sessualmente una donna in un parco a Siviglia nell’agosto 2017. Qualcosa di incomprensibile soprattutto
considerando che si tratta di un individuo che rischia un’altra condanna aggiuntiva a 14 anni di carcere per aver ucciso e tentato di violentare un’altra donna in un altro parco. È anche sorprendente che il tribunale provinciale di Salamanca abbia ridotto di 9 anni la pena di un uomo condannato per aver violentato tre donne nel 2009. O che la Corte Superiore di Giustizia di Madrid abbia ridotto di cinque anni la pena di un uomo condannato per due reati continuati di abuso sessuale su minore.

La Spagna è anche pioniera nella gravidanza con il metodo ROPA. Il 30 ottobre 2023, a Palma di Maiorca, è nato Derek, il primo bambino in Europa portato in grembo dalle sue due madri. Durante i primi cinque giorni l’embrione si è sviluppato sotto la cervice di Estefanía grazie ad un apparecchio contenente gli ovuli e il seme che funziona come una piccola incubatrice. Una volta sviluppatosi, l’embrione è stato prelevato e trasferito nell’utero dell’altra madre, Azahara. Di certo per le due mamme è stato qualcosa di molto speciale; invece diversi medici credono che sia solo un capriccio che comporta rischi inutili.

Un altro “progresso” riguarda l’aborto. In Spagna, come in Italia, la maggiore età si raggiunge a 18 anni; fino a tale età non è possibile votare, bere alcolici, fumare o prendere la patente. Tuttavia, dal febbraio dello scorso anno, le ragazze spagnole possono abortire a partire dai 16 anni senza il consenso dei genitori. Manuel Martínez Sellés, presidente dell’Illustre Collegio dei Medici di Madrid, è colpito dal fatto che non si possono eseguire altri interventi chirurgici su minorenni senza il consenso dei genitori, ma che è consentita una procedura che, oltre a causare la morte dell’embrione o il feto, può avere effetti collaterali sulla ragazza.

Sempre da febbraio 2023, a partire dai 16 anni, qualsiasi cittadino spagnolo può effettuare il cambio di nome e sesso all’anagrafe senza alcun requisito (senza alcun referto medico né diagnosi, senza la necessità di sottoporsi a processi ormonali) semplicemente compilando un modulo e dichiarando di voler effettuare il cambio di genere. La procedura dura appena quattro mesi e, chi si pente, dopo sei mesi può
cambiare nuovamente sesso. Per cambiare di sesso tra i 14 ed i 16 anni sì è necessaria l’autorizzazione dei genitori, ma se non sono d’accordo con il cambiamento i ragazzi transgender hanno la possibilità di ricorrere tramite un difensore giudiziario. Invece tra i 12 e i 14 anni, spetta a un giudice approvare la richiesta. E i bambini sotto i 12 anni non possono cambiare legalmente il loro genere ma sì possono cambiare il loro nome.

Ma il problema non riguarda solo i minorenni. L’autodeterminazione dell’identità civile può essere utilizzata, ad esempio, per candidarsi a posizioni pubbliche riservate alle donne. Infatti, la legge trans ha creato situazioni più che insolite; come quella di Roberto Perdigones, un caporale dell’esercito di 35 anni che ha cambiato il proprio genere anagrafico da maschile a femminile ma che sostiene di sentirsi una donna lesbica e di non avere alcuna intenzione di cambiare il suo aspetto fisico (nemmeno la barba). Questo cambio di genere gli garantisce una stanza propria nella base militare, gli permette di farsi crescere i capelli, aumenterà lo stipendio della pensione e, legalmente non è più il padre del suo figlio adolescente ma la madre non gestante.

Si può parlare di esempio da seguire o di progresso quando i risultati sono questi? È davvero quello che vogliamo per la nostra Europa, e per i nostri minori?