C’è un’Italia che scava, che progetta, che posa chilometri di cavo a migliaia di metri di profondità, e lo fa in silenzio. Un’Italia che non appare tra i trend di TikTok, ma che tiene accese le luci delle nostre case, alimenta le nostre aziende e traccia il cammino della transizione energetica. È l’Italia di Tyrrhenian Link, la nuova dorsale elettrica sottomarina che collegherà Sicilia, Campania e Sardegna: quasi 1.000 chilometri di elettrodotto ad alta tensione in corrente continua (HVDC), con un impatto rivoluzionario per la nostra rete nazionale.
Non stiamo parlando di un’opera qualunque, ma del più importante progetto al mondo di trasmissione elettrica sottomarina in corrente continua. Un’opera di eccellenza ingegneristica che segna un primato storico: per la prima volta al mondo, sono previste pose di cavi sottomarini a oltre 2.000 metri di profondità, con punte che raggiungono i 2.150 metri sotto il livello del mare. Una sfida tecnica senza precedenti, tutta italiana.
Ne avevamo già parlato con orgoglio e un pizzico in occasione del blackout iberico che ha lasciato senza energia mezza Spagna e Portogallo: l’Italia, sotto il profilo elettrotecnico e della resilienza infrastrutturale, è oggi un esempio per tutta Europa. E lo conferma questa titanica opera targata Terna, nata per aumentare la capacità di scambio tra le reti insulari e quella continentale, migliorare l’affidabilità del sistema elettrico e integrare sempre di più le fonti rinnovabili. In poche parole: meno emissioni, più indipendenza, maggiore stabilità.
E tutto questo non è uno spot, ma un progetto concreto: la posa del primo tratto tra Campania e Sicilia è già stata completata in meno di tre mesi, con un’efficienza che dovrebbe far arrossire più di qualche burocrazia europea. L’altro ramo, che collegherà Sicilia e Sardegna, è in fase di preparazione. Il tutto entro il 2028, a fronte di un investimento da 3,7 miliardi di euro, di cui 500 milioni finanziati dal piano REPowerEU.
Se c’è un Paese al mondo capace di realizzare un’opera così complessa, con standard tecnologici tra i più avanzati del globo, quello è il nostro. Un cantiere marino che sfida le leggi della fisica, che richiede competenza, precisione, visione strategica. E noi ci siamo riusciti.
Anzi: ci stiamo riuscendo… a bordo della nave posacavi Leonardo Da Vinci. E qui, ammettiamolo, un sorriso sarcastico scappa: quando la realtà supera la fantasia. Perché davvero non potevamo avere una nave con un nome migliore.
Il genio universale che incarnava scienza, arte, tecnica e bellezza. E oggi quel nome solca i mari italiani posando tecnologia del futuro sotto il fondo del Tirreno. Sì, Leonardo sorride da lassù. E noi con lui.
Ecco, questo è il volto dell’Italia che vorremmo vedere più spesso raccontata. Non solo l’Italia dei problemi, degli scioperi e delle risse televisive.
Ma quella delle soluzioni, dell’eccellenza industriale, della sostenibilità intelligente – non ideologica – capace di coniugare innovazione, tutela dell’ambiente e sviluppo del territorio. Il Tyrrhenian Link è anche questo: ulivi trapiantati e monitorati, praterie di posidonia oceanica conservate, reperti archeologici valorizzati. È energia che rispetta la storia e la natura, mentre guarda al domani.
E allora diciamolo chiaramente: questo è il patriottismo che piace. Quello che non ha bisogno di slogan o bandiere sventolate a comando, ma si misura nella concretezza delle opere, nel coraggio della visione, nella capacità di investire sul futuro. E questa è anche la sfida che la politica deve raccogliere: sostenere l’Italia che costruisce, che connette, che non ha paura di osare.
Perché l’orgoglio nazionale non nasce da un tweet, ma da un cavo sottomarino che unisce tre regioni italiane e ci rende più forti. Tecnologicamente, economicamente, culturalmente. Politicamente.