“La memoria e la cultura sono indissolubilmente legate al ricordo di Giuseppe Parlato”, così l’On. Antonio Giordano introduce presso la sala conferenze della storica Fondazione Alleanza Nazionale di Via della Scrofa un commovente e partecipato convegno dedicato alla memoria di uno storico che ha fatto dell’obiettività, del rigore metodologico e del rispetto dell’identità culturale della destra dei capisaldi imprescindibili.
Allievo di De Felice di cui sarà anche collaboratore e cattedratico, Parlato è stato tra i primi storici ad analizzare e sviscerare senza fanatismi ideologici la storia e la cultura delle destre del ‘900, il secolo delle masse e delle tentazioni totalitarie.
Giordano ha sottolineato come Parlato abbia “fatto un lavoro di definizione e ricerca di un’analisi che porti ad una memoria condivisa della storia, affinché l’Italia possa arrivare ad una netta pacificazione”.
Un elemento fondamentale per una storiografia ancora oggi divisiva e spesso condizionata da politicamente corretto, cancel culture e volontari oblii in alcuni dei tornanti più drammatici dell’immediato dopoguerra.
Come quello delle foibe e della narrazione sulle brutalità perpetrate dai partigiani Titini, fulcro dei rapporti che unirono Parlato al Senatore Menia (come ribadito nel suo intervento) e alla città irredenta di Trieste.
Sul Palco anche le testimonianze del Sottosegretario Frassinetti che ha ribadito come la cultura debba essere un pilastro fondamentale per un partito che governa la Nazione e quella di Maurizio Gasparri che ha preso in considerazione numerosi tra i temi meno noti degli scritti di Parlato, in particolare sulla transizione dell’Italia da Monarchia a Repubblica sulle macerie del 1944.
L’evento, moderato dal Direttore del Secolo d’Italia Antonio Rapisarda, ha visto anche l’equiparazione di Parlato a March Bloch. Proprio Rapisarda ha voluto ribadire come esista una storiografia della destra prima di Parlato e una dopo, nello stesso modo in cui Bloch ha trasformato il dibattito storiografico sul Medioevo.
Gli interventi istituzionali più attesi, quello del Ministro Giuli e del Presidente del Senato Ignazio La Russa hanno dipinto il compianto Professore come un’uomo di grande levatura morale e culturale. Giuli ne ha lodato la vicinanza ai progetti del Ministero, definendolo un “combattente per la cultura”, autentico nella scelta dei temi e sempre in prima fila nel ribadire che la destra “non doveva avere alcun complesso di inferiorità”.
Ignazio La Russa ha invece sottolineato come gli studi di Parlato fossero scevri da qualsiasi ideologismo, nell’analisi di temi spesso reputati un tabù storiografico in cui ancora oggi si confondono storia e dibattito politico. “La verità storica è sempre stata al centro della vita di un uomo che ricorderemo sempre con affetto e rispetto” ha ribadito chiudendo la sua relazione il Presidente del Senato.
Ampio spazio per gli intellettuali d’area, gli allievi del Professore ed i referenti delle Fondazioni (su tutte quella Ugo Spirito).
Francesco Giubilei ha ricordato come il lascito più rilevante di Parlato fosse proprio quello legato all’eredità del suo pensiero e, facendo anche appello al Presidente del Senato, ha suggerito che i testi di quello che ha definito con Giacchino Volpe “il principale storico della destra del Secondo Novecento” siano adottati maggiormente nelle università, nei circoli politici e dalle biblioteche dei comuni amministrati da forze di centrodestra.
Andrea Ungari, Gianni Rossi, Danilo Breschi, Roberta Angelilli e Simonetta Bartolini hanno invece presentato al pubblico aneddoti e menzioni dirette a rapporti di collaborazione avuti con il Prof. Parlato tra Università e mondo della ricerca.
Il filo conduttore di un pomeriggio di grande partecipazione emotiva è uno: la storia, letta con le lenti di obiettività e rigore, spesso svela aspetti poco conosciuti ma necessari.
Capire e comprendere l’evoluzione delle destre italiane nell’agone politico novecentesco è di fondamentale importanza per una pacificazione morale prima che culturale nell’era del ristagno, del politicamente corretto e della violenta e “sinistra” tentazione di riscrivere la storia.
Gli scritti di Parlato restano patrimonio eterno e comune di un’identità mai doma.