Università dello Utah. Un tempio del sapere. Una folla radunata attorno a un gazebo, due microfoni, la solita volontà di dibattere e di offrire uno spazio di confronto per le giovani generazioni.
Poi uno sparo, metodico quanto vile, che trasforma l’evento in tragedia e scuote le coscienze degli americani alla vigilia dell’11 settembre.
Charlie Kirk è morto così o, meglio, così è stato brutalmente assassinato. Dall’odio e dall’insensatezza di chi non ha più armi per dibattere e preferisce affidarsi alla violenza.
Sono le stesse ore che hanno indignato l’America per il silenzio a cui aveva fatto seguito il barbaro omicidio di Iryna Zarutska, profuga ucraina morta nell’indifferenza dei media mainstream mentre in America cercava una nuova vita, lontano dai venti di guerra.
Gli States si riscoprono fragili, divisi, lacerati da lotte intestine e dal fanatismo ideologico. Kirk ne è solo l’ultima vittima, un anno fa la stessa sorte rischiò di scatenare una guerra civile se Donald Trump, poi eletto Presidente, non avesse, quasi come in un romanzesco segno del destino, rivolto il capo a distanza di pochi millimetri da quella traiettoria letale.

Giovane star del movimento MAGA, Kirk aveva fondato Turning Point USA nel 2012 con l’obiettivo di dare voce e spazio ai giovani conservatori nelle università americane. L’associazione aveva poi ottenuto finanziamenti e supporto da diverse frange del GOP tanto che numerose ramificazioni del progetto sono state sviluppate anche con Europa e Gran Bretagna.
Nel 2016, contro ogni pronostico, aveva sostenuto Donald Trump immettendosi dopo la vittoria dell’8 novembre 2016 sempre più nei fulcri nevralgici del mondo conservatore degli States.
Autore di saggistica, opinionista per Fox News e direttore di un movimento che avrebbe trasformato i Campus americani in un agone politico di dibattito e confronto itinerante, Kirk a soli 31 anni lascia una moglie e due figlie.
I messaggi di cordoglio sono stati bipartisan e il Presidente Trump ha tributato a Kirk un ricordo sui suoi profili istituzionali, a cui hanno fatto eco tutti i volti più noti del MAGA Movement.
Non sono mancati messaggi divisivi e polemici che confermano un clima incendiario e dinamitardo con cui l’opinione pubblica occidentale si confronta da tempo.
L’attacco a Kirk è un attacco che deriva da una progressiva delegittimazione democratica a cui tutti i movimenti (partiti e non) politici di destra sono sottoposti quotidianamente.
Il suo omicidio è uno sfregio alla libertà di espressione che vede nella sacra alternanza tra forze politiche un cardine delle democrazie liberali e nel confronto una chiave di volta decisiva.
Non c’è odio peggiore di quello che avvelena la politica, divenuto nutrimento messianico di chi apparentemente predica progresso e virtù, salvo poi esultare o rivendicare l’uccisione di un giovane che credeva nei propri ideali.
La crociata con la destra assume contorni da bollettino di guerra e nell’ultimo decennio ha fatto vittime illustri da Shinzo Abe a Kirk.
Con la tragedia della Utah Valley University se ne va un conservatore che non aveva mai avuto paura del confronto e di offrire una platea di arricchimento bipartisan.
Mala tempora currunt.