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Nazione Futura Rivista

A ventidue anni dalla strage di Nassiriya in cui persero la vita 28 persone tra cui 19 italiani impegnati in missione di pace c’è chi insulta la memoria dei caduti.

In particolare il Collettivo Universitario Autonomo, ha rilasciato un commento che lascia sgomenti. “Nessun lutto per i militari uccisi”.

Un’affermazione vergognosa, che calpesta il sacrificio di chi ha servito l’Italia sotto la bandiera del dovere e dell’onore.

Quelle vittime non erano “ignobili mercenari pagati per uccidere in un Paese straniero”, come si legge nel testo, ma uomini e donne in divisa impegnati in una missione internazionale riconosciuta dall’ONU, in un contesto di ricostruzione e sicurezza dopo anni di dittatura e terrorismo.

Nel comunicato riportato da “il Giornale” i collettivi accusano media e istituzioni di “un’offensiva ideologica incredibile” e della riscoperta “della peggiore retorica militare e di un ridicolo orgoglio tardo-nazionalista”.

Ma quella che loro definiscono “retorica” è in realtà memoria, rispetto e gratitudine verso chi è caduto servendo il proprio Paese.

È la differenza tra chi crede nei valori della Patria e chi, da un’aula universitaria, si permette di dileggiare chi ha dato la vita per difendere la libertà anche di chi oggi li insulta.

Ancora più inquietante è il passaggio in cui si legge: “Li conosciamo bene questi individui, pronti a far scorrere il sangue anche a casa nostra” e ancora “tirapiedi degli Usa, troppo cretini forse anche per aspettarsi ciò che è successo. E questa Repubblica delle banane riscopre all’improvviso di essere Patria”.

Parole che trasudano odio ideologico, disprezzo per le istituzioni e totale assenza di rispetto verso l’Italia stessa.

Un linguaggio che rievoca gli anni più bui dell’estremismo politico, quello che non esita a infangare i simboli nazionali in nome di un antimilitarismo di facciata.

Mentre il Paese ricorda i suoi caduti con commozione e orgoglio, questi collettivi dimostrano ancora una volta quanto la sinistra antagonista sia lontana dal sentire comune degli italiani, incapace di distinguere tra guerra e servizio, tra missione e aggressione.

Ricordare Nassiriya significa ricordare il coraggio, la dedizione e l’amore per l’Italia.

Dimenticarlo o, peggio, denigrarlo, significa rinnegare la nostra stessa identità.

A stretto giro arrivano le dichiarazioni di Michele Barcaiuolo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Esteri e Difesa: “Le frasi vergognose e disumane diffuse oggi dal Collettivo Universitario Autonomo e condivise anche dai collettivi rossi della Rete degli studenti medi contro i militari caduti nella strage di Nassiriya dimostrano il livello infimo a cui può scendere una certa sinistra radicale. Offendere chi ha servito l’Italia sotto la bandiera della democrazia durante una missione internazionale di pace non è solo un atto indegno: è un insulto a tutto il nostro Paese”, dice Barcaiuolo.

“A Nassiriya – prosegue Barcaiuolo – hanno perso la vita 19 italiani: dodici carabinieri, cinque militari dell’Esercito e due civili. Non erano, come scrive qualche delinquente, dei “mercenari”, ma coraggiosi servitori dello Stato: uomini in divisa che hanno pagato con la vita il proprio impegno per la stabilità internazionale. Gettare fango sulla loro memoria è un atto vile che nessuna ideologia potrà mai giustificare”.

“Chi definisce i nostri caduti ‘ignobili mercenari’ non è solo un nemico delle Forze Armate, ma un nemico dell’Italia e della democrazia. Questi pseudo-studenti che dileggiano la Patria e sputano sulla Costituzione – la stessa che garantisce loro il diritto di parola – sono il frutto marcio di anni di lassismo culturale, giustificazionismo ideologico e legittimazione dell’odio contro la divisa. Altro che lotta sociale: questa è soltanto miseria umana travestita da militanza. I nostri militari meritano rispetto e onore, non disprezzo. E chi infanga la loro memoria non ha nulla da insegnare a questo Paese”, conclude Barcaiuolo.