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Nazione Futura Rivista

Altro che “incidenti di confine”.

Quella tra Pakistan e Afghanistan è ormai una guerra dichiarata.

I raid aerei ordinati da Islamabad hanno colpito roccaforti talebane a Kabul e Kandahar, con oltre cento miliziani uccisi secondo fonti pakistane.

È la risposta a mesi di attacchi oltre frontiera attribuiti a gruppi jihadisti che troverebbero copertura sotto il regime dei Talebani.

La linea è chiara: uno Stato sovrano ha deciso di non tollerare più che il proprio vicino diventi santuario di terroristi.

Per anni la comunità internazionale ha finto che il ritorno dei Talebani potesse garantire “stabilità”.

Ma uno Stato che non controlla milizie, confini e traffici non è uno Stato: è un vuoto di potere armato. E il vuoto, in quell’area del mondo, viene sempre riempito dall’estremismo.

Il Pakistan, potenza nucleare con 240 milioni di abitanti, non può permettersi di essere logorato da attentati e infiltrazioni.

La sua scelta è brutale ma coerente: colpire alla fonte. Kabul grida alla violazione della sovranità, ma la sovranità implica responsabilità.

Se dal tuo territorio partono attacchi contro un vicino, non puoi invocare il diritto internazionale solo quando arrivano le bombe di risposta.

La vera lezione riguarda l’Occidente.

Il ritiro caotico dall’Afghanistan ha consegnato il Paese a un regime ideologico incapace di garantire sicurezza regionale.

Oggi pagano i civili afghani e i soldati pakistani, mentre l’Europa osserva da lontano.

La realtà è semplice: senza ordine e senza confini difesi, la pace è un’illusione.

Islamabad ha scelto la linea dura. Forse tardiva, ma inevitabile.

Ma attenzione: questa escalation rischia di incendiare l’intera Asia centrale.

Se il conflitto si allargherà, le rotte energetiche, i corridoi commerciali e gli equilibri tra potenze regionali verranno travolti.

È qui che si misura la differenza tra retorica e realismo: o si ristabilisce un principio di responsabilità statale chiaro e non negoziabile, oppure il caos diventerà la nuova normalità.

E quando il caos bussa alle porte, non resta spazio per le illusioni pacifiste.